Xabier Iriondo & Gianni Mimmo: “Your Very Eyes”

Michele Coralli

Michele Coralli

Giornalista e scrittore, appassionato di musiche contemporanee, di solitudini marine e di paesaggi montani. Dirige e aggiorna altremusiche.it dal 2002.
Michele Coralli
Xabier Iriondo & Gianni Mimmo: “Your Very Eyes” (CD Amirani records, AMRN010, 2008)

“Your Very Eyes”, ovvero quando un luogo in cui si svolge una performance diventa non solo un elemento di ispirazione, ma strumento stesso che genera forma e dirige specifiche scelte. Limitandoci alle situazioni più in sintonia con la presente, vale la pena qui ricordare il lavoro di John Butcher in una miniera giapponese (“Cavern with Nightlife”). La performance di Gianni Mimmo (sax soprano) e Xabier Iriondo (apparecchiature lo-fi e strumenti a corda autocostruiti: taishi koto, mahai metak) sfrutta spazi che fino a questo momento non avevano goduto di analoghe esplorazioni come la chiesa di Santa Maria alle Malve di Matera, luogo scavato nella roccia e risalente al X secolo. L’atmosfera fresca e rarefatta di questa sessione di registrazioni, effettuate in un’unica presa nel giugno del 2007, impone scelte compositive che non si fa fatica a immaginare: sfruttamento del riverbero ambientale, dosaggio dei suoni, scelta precisa dei timbri e un certo qual contegno liturgico in rispetto alla sacralità del luogo (Mimmo parla appunto di “salmodia laica”).

A dispetto di un’articolazione che suddivide la performance in brani distinti, un continuum armonico-strutturale determina un’unità complessiva basata soprattutto sui drones creati da Iriondo sugli strumenti a corda, ribattuti, messi in risonanza e sporcati da microfoni e circuiti low-fi. Il sax di Mimmo è plastico e controllato, non sempre in funzione di pura ricerca di suoni, bensì in quasi costante costruzione melodica. La fraseologia è secca, segmentata, mai compiaciuta o indotta a facili lirismi.

Perché, sebbene non si possa certo ascrivere lavori come “Your Very Eyes” all’alveo dell’improvvisazione più radicale, questi paesaggi non sono quasi mai di natura consolatoria. Tanto per fare qualche paragone scomodo, quando si portano degli artisti in chiesa, può capitare di provocare infatuazioni mistiche che provocano stucchevoli ispirazioni musicali (basti dare un’occhiata a certe location in cui recentemente si è mosso uno come Surman). Qui, fortunatamente, nulla del genere eppure un certo volto umano rende il lavoro di Mimmo e Iriondo di quasi immediato impatto, proprio perché non sovraccarico di sovrastrutture. Merito forse anche del caldo sole del Sud e del fresco dei millenari sassi di Matera.

2008 © altremusiche.it

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