Live 2019

VIBRANTE, LUMINOSO!

di e con

Elena Càsoli (chitarra classica ed elettrica)

Michele Coralli (letture, spunti, video e giradischi)

Una performance a due, tra vinile e strumenti, voci e dialoghi, suono e materia attorno a Fausto Romitelli, un compositore che ha lanciato un sasso nello stagno dell’arte sonora: la sua musica ha indicato una strada che molti musicisti hanno percorso. Nello spettacolo di Casoli/Coralli la lettura a due voci di una poetica fatta di suono puro. Il canto, la chitarra in duo con il suo doppio su cd, i suoni dal vinile, lo sguardo ravvicinato della telecamera e l’omaggio di Riccardo Nova all’amico scomparso con la versione 1.3 di “Drones”. Un aggrovigliato sistema di suoni interiori e di riflessioni.


COMMENTI e RECENSIONI dello spettacolo:

Adelio Fusé:

«Grazie per la bellissima serata! Sembra la formuletta solita, ma qui non è così. Tutto ben impaginato, sobrio, con una particolare eleganza. Una celebrazione che non aveva però questo aspetto, piuttosto quello di un dialogo ininterrotto con un grande amico che fisicamente non c’è più (certo che n’è andato troppo presto). Il Coralli nella parte nel cerimoniere e fine dicitore ci sa fare. Ha il physique du rôle. Guarda che dico sul serio.
Entri, metti sul piatto “Nell’alto nei cieli immobili” e si crea subito l’attesa. E poi cosa succederà?
Bum! Le parole di Romitelli sono d’impatto. E tu le accentui nel modo giusto. La metafora romitelliana sull’estrema periferia del grande impero culturale è attualissima. E non solo per i compositori, chiaro, ma per chiunque svolga un’attività creativa fuori dalla “logica del consumo immediato” (cito a memoria). Anche le contromisure di FR valgono per l’oggi (tecnologie, niente arroccamenti, musiche popolari). Basta giochi astratti e accademici. Bisogna riposizionarsi, anzi, di più, riprendere quota. E, fra li righe, si può anche cogliere: niente piangersi addosso per l’esclusione patita (la marginalità). Già, i piagnistei non portano da nessuna parte e aggiungono all’esclusione l’autoesclusione. Il dire basta giochi astratti, vale poi come contrapposizione al revisionismo di destra di chi spara contro Darmstadt contro l’origine di tutti i mali (accusa che periodicamente torna fuori). Ma i protagonisti di allora mica sono morti là, hanno fatto la loro strada, cambiando. Quelli rimasti fermi sono certi figli e certi nipoti…
(Basta con le astrazioni. Mi è pure venuta in mente Sylvianne Loy, la quale si stufa dell’accademismo e non fa poi una scelta ‘alla Romitelli’ ma va a sfidare l’altro nemico – la logica del consumo immediato – nel suo stesso campo… Altro discorso.)

Bravissima Elena Casoli. Non è una novità, certo, ma per me è stata una novità vederla dal vivo. Ho pensato ancora una volta al flusso erotico che lega il solista allo strumento. Lo penso sempre ai concerti con solisti (o con formazioni cameristiche o con i gruppi rock o jazz o di musica etnica). La forza di Elena (la chiamo così anche se non la conosco) è la naturalezza. Tutto fila via come se fosse semplice.
(Fra l’altro il primo pezzo che ha eseguito, di cui non ricordo il titolo, mi ha colpito anche perché mi è parso una versione per chitarra di “Nell’alto dei giorni immobili”.)

Mi è piaciuto molto anche il pezzo di Nova, che conoscevo già dal vinile. Un esempio riuscito di rumore strutturato. E che pathos!

Chissà, magari avrete modo di replicare lo ‘spettacolo’ qui e là. Ve lo auguro. Se posso dirlo, perché non recuperare qualche passo della tua intervista a EC? Una signora intervista, per come è condotta e per le risposte, dense e coinvolgenti come la musica di FR.

Scusami per la lunghezza della mail. Ma se è venuta così, la colpa è di una serata che mi ha detto molto».


Carlo Centemeri («Musica»):

«Coralli, in questo senso, ha rappresentato una specie di anfitrione, a metà tra il maestro di cerimonie e lo spettatore privilegiato…»

«…magnetica (e magnifica) presenza di Elena Casoli, che regala due memorabili esecuzioni…»

«Sicuramente uno dei concerti più interessanti visti a Milano negli ultimi mesi».

Vedi l’intera recensione apparsa su «Musica» 305, aprile 2019