Il suono dell’assurdo: Fin de partie di Gyorgy Kurtág
Teatro alla Scala, novembre 2018

Il suono dell’assurdo: Fin de partie di Gyorgy Kurtág
Teatro alla Scala, novembre 2018

Il suono dell’assurdo: Fin de partie di Gyorgy Kurtág
Teatro alla Scala, novembre 2018

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Peter Rundel: The Yellow Shark Liner Notes.
La nostra intervista al primo direttore dell'opera di Frank Zappa

Peter Rundel: The Yellow Shark Liner Notes.
La nostra intervista al primo direttore dell'opera di Frank Zappa

Peter Rundel: The Yellow Shark Liner Notes.
La nostra intervista al primo direttore dell'opera di Frank Zappa

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Fin de Partie: Summers, Cortellazzi, Olsen. Courtesy Teatro alla Scala

Il suono dell’assurdo: Fin de partie di Gyorgy Kurtág [Teatro alla Scala, novembre 2018]

Che le aspettative fossero tante, alla luce di un’attesa alimentata da una serie di annunci e di rinvii, era inevitabile. E che, con queste, crescessero fiducia e desiderio, anche. Se non altro perché il sovrintendente Pereira molto si è speso, annunciando con una certa enfasi che Fin de partie (il suo “figlio più caro”) è l’opera contemporanea più importante degli ultimi 50 anni e forse anche dei prossimi 30.

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Peter Rundel

Peter Rundel: The Yellow Shark Liner Notes

Nel “The Yellow Shark” di Frank Zappa prodotto dall’Accademia Teatro alla Scala, l’Ensemble Giorgio Bernasconi viene diretto niente meno che da Peter Rundel, protagonista del primisssimo scenario che vide una serie di concerti tra Francoforte, Berlino e Vienna (con Zappa sul palco per l’ultima volta in un paio di occasioni). Con l’odierna ripresa del progetto chiediamo a Rundel ragguagli ad uso dei futuri interpreti di YS sull’ultima fatica zappiana. [Leggi tutto]

 


I microdrammi meccanici di Lanza, Valle e mdi ensemble [Fabbrica del Vapore, 12 Ottobre 2018]

di Renato Rivolta

Il compositore Mauro Lanza, veneziano trapiantato da anni un po’ a Parigi un po’ a Berlino, non fa eccezione, e a Milano ha presentato il suo Systema Naturae, frutto della collaborazione pluriennale con il – credo non veneziano, ma altrettanto proteiforme – Andrea Valle, informatico musicale, semiologo, ricercatore multimediale. [Leggi tutto]

 


Parco della Musica Contemporanea Ensemble + David Moss Courtesy of La Biennale di Venezia. Foto: A. Avezzù

Uno squalo in laguna: 3 giorni in Biennale Musica [Venezia, 2018]

di Michele Coralli

Come di consueto, il veneziano Festival Internazionale di Musica Contemporanea offre un buon ventaglio di cose nuove (un Focus Contrabbasso quasi completamente caratterizzato dalla presenza di giovani compositori o la ripresa di Aliàdos del Leone d’argento Sebastian Rivas), poi tante cose meno nuove (come l’opera-tango di Astor Piazzolla Maria de Buenos Aires) e infine clamorose riscoperte. Clamorose, intendiamoci, perché tardive, come nel caso di Frank Zappa. [Leggi tutto]

 


Kronos Quartet, Piccolo Teatro Grassi. Foto: Lorenza Daverio

L’american barbecue del Kronos Quartet a MiTo [Teatro Paolo Grassi, 8 settembre 2018]

di Michele Coralli

Citando (male) Alexandre Dumas: i quattro moschettieri, quaranta (quasi cinquanta) anni dopo. Questa, in quel di MiTo 2018 (stagione per molti versi avara di contemporaneità) la didascalia sotto la foto dell’ormai mitica creatura Kronos Quartet, la formazione che, più di ogni altra, tra gli anni ‘80 e ‘90, ha dato una spallata alle certezze sempre più sclerotiche di molta avanguardia novecentesca. [Leggi tutto]

 


La materia del suono / il suono della materia. Elena Casoli su Romitelli [intervista]

di Michele Coralli

In uno dei rari scritti che Fausto Romitelli ci ha lasciato, vengono enumerati con estrema chiarezza punti per un possibile confronto tra il compositore di oggi e il mondo che lo circonda, secondo un ordine di problemi che lascia pochi dubbi: l’impatto tecnologico, il panorama mediatico, l’influenza delle musiche popolari e, in tale contesto, la marginalità della musica contemporanea attraverso l’efficace intuizione della “periferia dell’impero culturale”. [Leggi tutto]

 


Digital media: un futuro di demenza secondo Manfred Spitzer [intervista]

di Michele Coralli

Non solamente violazioni della privacy, ma anche danni alla salute. Mai come in questo momento il mondo digitale sembra essere messo sotto accusa. E si tratta di accuse pesanti, soprattutto per quanto riguarda le conseguenze sulle future generazioni. A dirlo è Manfred Spitzer, direttore della Clinica psichiatrica e del Centro per le Neuroscienze e l’Apprendimento dell’Università di Ulm, già professore ad Harvard e autore di numerosi saggi che focalizzano diversi problemi legati all’utilizzo massiccio di digital media [Leggi tutto]

 


Berio, poeta per interposta persona [MusicaPoesia / PoesiaMusica]

di Adelio Fusé

I poeti – non tutti, si spera – potrebbero interpretare l’affermazione di Berio citata in esergo come un’invasione di campo e risentirsi. Ma come non tener conto del fondamentale lavoro di Berio sul rapporto di interscambio che lega testo-vocalità-musica? [Leggi tutto]

 


Scelsi poeta (pt. 2) – Dalla scrittura alla voce [MusicaPoesia / PoesiaMusica]

di Adelio Fusé

Per MusicaPoesia / PoesiaMusica torna Giacinto Scelsi poeta: «Scelsi compositore cerca l’origine del suono. Ma Scelsi cerca anche l’origine della parola – del suono-parola; meglio: del suono che non è ancora parola ma che diverrà parola». [Leggi tutto]

 


Scelsi poeta (pt. 1) – Il suono e la parola [MusicaPoesia / PoesiaMusica]

di Adelio Fusé

«Il versante di Scelsi poeta è ancora da esplorare. Che poeta è stato Scelsi? O, forse, dovremmo dire, che poeta è Scelsi, dato che la sua poesia non solo è fortemente connotata – al di là dei riferimenti, intenzionali o non voluti, a questo o quel poeta che si possono rintracciare: Jouve e Micheaux, certo; Guillaume Apollinaire, Giuseppe Ungaretti, René Char –, ma per nulla ricoperta dalla polvere». [Leggi tutto]

 


Ripescaggi

Massimo Falascone – L’uomo Mumacs [intervista]

di Michele Coralli

Foto: Gianni Grossi

Massimo Falascone «nasce a Milano in un tranquillo giorno d’inverno. Da un’altra parte nel mondo, Glenn Gould pubblica le Variazioni Goldberg, Thelonious Monk sta per registrare Brilliant Corners, John Cage compone Radio Music. Presto Ornette Coleman perderà il suo impiego di fattorino d’ascensore in un grande magazzino. Suona il suo sassofono di plastica già da due anni e ne mancano ancora quattro a Free Jazz». Siamo ovviamente nel 1956 e questo spaccato dice già molto di questa figura che racchiude in sé molti ruoli del musicista moderno, orientato da una curiosità che lo spinge verso percorsi eterodossi non per vezzo, ma per attitudine. [Leggi tutto]