Iannis Xenakis / Demoé Percussion Ensemble: “Psappha, Okho, Perséphassa”

Michele Coralli

Michele Coralli

Giornalista e scrittore, appassionato di musiche contemporanee, di solitudini marine e di paesaggi montani. Dirige e aggiorna altremusiche.it dal 2002.
Michele Coralli
Xenakis / Demoé Percussion Ensemble: “Psappha, Okho, Perséphassa” (Stradivarius, STR 40001, 1997)

Nella musica di Xenakis tutto ciò che sembra semplice, elementare e addirittura banale è invece frutto di un processo compositivo che si addentra nei recessi della matematica e del calcolo probabilistico, ossia di quell’applicazione al mondo dei suoni da parte della scienza dei numeri, che il compositore greco aveva definito stocastica. Alla musica è affidato il ruolo di condensare l’intelligenza del suo architetto/artefice attraverso i calcoli probabilistici di quest’ultimo, capace di creare regole basate su processi matematici, così come un tempo il compositore basava le sue opere su processi armonici e tonali. Il parametro musicale forse più immediatamente rappresentabile in senso matematico-razionalista è il ritmo, immediatamente riferibile a numeri e a operazioni a essi correlate, capaci di determinarsi mediante calcoli probabilistici. Quale migliore compagine di un ensemble percussionistico allora per dare evidenza a figurazioni ritmiche messe in successione stocastica?

Ecco allora tre composizioni per ensemble di percussioni che riflettono la natura speculativa di Iannis Xenakis: Persephassa del 1969 composta per i Percussionisti di Strasburgo (per i quali il compositore avrebbe affermato: “sono dei fabbricanti di suono allo stato concreto, io lo fabbrico allo stato astratto”). Segue Psappha del 1975 e Okho del 1989. Inutile dire che il Demoé Percussion Ensemble non solo riesce a fabbricare suoni, come era nelle volontà di Xenakis, ma anche a mantenere un rigore virtuosistico, che difficilmente riesce a cogliere chi ha gli occhi lontani dalle partiture. Fidiamoci allora delle note del disco che parlano di “densità verticale che impegna in alcuni casi l’interprete a eseguire fino ad undici attacchi contemporaneamente…”. Qualcosa che sicuramente sfugge alla routine interpretativa anche del migliore percussionista in circolazione.

1997 © altremusiche.it

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