Thomas Reiner: “Hard Chamber”

Michele Coralli
Thomas Reiner: “Hard Chamber” (Move, MD 3280, 2003)

Come spesso ci viene segnalato dalle produzioni di molti compositori cresciuti in terre prive di grossi steccati interculturali, la creatività di molte giovani promesse si fa sentire con più efficacia e senza i patemi da contegno serioso che si impone a molti compositori nostrani, ancora succubi delle implicite imposizioni accademiche del nostro sistema cultural-musicale. Non è che libertà totale significhi per forza qualità, ma come cartina al tornasole può tornare utile per misurare la gradazione delle capacità creative di un mondo musicale.

Sicuramente suona forzato comprimere in una serie di brani di un compositore australiano la scena artistica di un intero continente. Certo è però che atteggiamenti così disinteressatamente intrecciati alle sonorità delle musiche elettroniche vernacolari li abbiamo riscontrati solamente in autori come Fausto Romitelli. Anche se Thomas Reiner rimane legato alla techno e alla cultura DJ più di quanto lo sia stato il compositore friulano. Brani come Duet/Trio for Drums, Bass and CD (2002) allora danno il senso di dove può andare a parare molta musica di oggi. In un luogo cioè che contiene parte di quelle pieghe virtuose della manipolazione digitale in relazione ai grandi oceani di suono degli strumenti acustici e alle visioni formali che trascendono la semplificazione delle musiche a cui questi suoni tecnologici si ispirano. È in questo rapporto che si individuano le musiche più interessanti di questi anni 2000.

Anche Reiner non si esime dal rapportarsi alle dimensioni più tradizioni come quelle dello strumento solista o dei piccoli ensemble cameristici. Ed è forse questo l’ambito in cui risalta di più un certo spirito scolastico di ascendenza accademica. Dodecafonia e serialismo dribblano ogni tipo di approccio materico, magmatico, e improvvisativo finendo per fornire l’immagine di una musica contemporanea neo-globalizzata e poco autoctona (un po’ Boulez, un po’ Stravinskij, un po’ di polvere…). Meglio allora il pastiche per la chitarra elettrica effettata di Ken Murray di Fan-fair (2000-1), un po’ grossolano, enfatico, ma adeguato ai tempi.

2004 © altremusiche.it

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