Paul Bley Quintet: Barrage

Michele Coralli

Michele Coralli

Giornalista e scrittore, appassionato di musiche contemporanee, di solitudini marine e di paesaggi montani. Dirige e aggiorna altremusiche.it dal 2002.
Michele Coralli
Paul Bley Quintet: Barrage (ESP Disk, 1965)

Nativo di Montreal ma presto entrato nell’orbita attrattiva dell’avanguardia newyorkese attraverso Charles Mingus, Paul Bley a vent’anni è già nel giro che conta. Negli anni ’50 suona in trio con Charlie Haden e Billy Higgins, poi in quintetto con Ornette Coleman e Don Cherry, dal ’64 il pianista inizia a confrontarsi direttamente con la New Thing, registrando il quintetto che porta il suo nome con la ESP, realtà discografica che si sta specializzando nel settore. Il gruppo comprende Marshall Allen (alto sassofonista noto per la sua militanza nell’Arkestra di Sun Ra), Milford Graves (batterista già del New York Art Quartet), Dewey Johnson (trombettista che di lì a poco parteciperà ad “Ascension” di Coltrane) ed Eddie Gomez al contrabbasso (forse quello meno addentro nei giri free). L’incarico della composizione dei brani raccolti in questo set è affidato alla moglie di Paul, Carla Borg, al secolo Bley, anche dopo la separazione dal marito. La lezione che la compositrice e arrangiatrice assume, accreditandosi così come uno dei personaggi chiave della nuova scena jazzistica americana, è quella nervosa e tagliente del free di quegli anni, fenomeno che inizia a prender piede anche negli ambienti bianchi. Profili tematici spinosi e nevrotici, improvvisazione sviluppata attraverso il flusso tematico piuttosto che sui giri armonici, poliritmia e disposizione alla forma dilatata. La critica vuole però il buon Paul come una specie di contraltare poetico rispetto a un pianista esuberante ed eruttivo come Cecil Taylor.

E in parte è vero, visto che nello sviluppo della sua poetica, Bley si sposterà successivamente su un piano molto più lirico che in partenza. In “Barrage” però siamo ancora in una fase di irruenza, coerentemente con quello spirito che infuoca molti colleghi neri. C’è un collettivo che gira come un piccolo ingranaggio molto ben calibrato, ma ciò che probabilmente distingue questo quintetto è il taglio più distaccato e meno viscerale, dettato probabilmente dal fatto che le strutture sono frutto di una pianificazione esterna. Non si può non riconoscervi però la base di un ponte che collegherà attori fondamentali nel raccogliere l’eredità free, già a partire dal lustro successivo.

2008 © altremusiche.it

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