Luciano Margorani: “My Favorite Strings”

Michele Coralli
Luciano Margorani: “My Favorite Strings” (Isinaz, ISI 1002, 2004)

Lavoro di sovrapposizioni e stratificazioni quello di Luciano Margorani (area post-progressive milanese, già chitarrista di La1919), che con questo “My Favorite Strings” probabilmente corona il sogno di ogni musicista serio: quello di poter suonare in duo con i propri musicisti di riferimento. In questo caso stiamo parlando di chitarristi e di rango molto elevato. Estrapoliamo dall’elenco: Derek Bailey, Nick Didkovsky, Elliott Sharp, Franco Fabbri, Eugene Chadbourne, Frank Crijns, Mike Johnson, Henry Kaiser, tanto per limitarci ai più noti. L’idea del progetto è semplice ed economica: contattare le proprie corde preferite, scambiarsi i pezzi via mail, sovrapporre le tracce e, attraverso un rapido feedback, remixare il tutto per farne un disco. L’effetto volutamente posticcio sembra porgere il destro alla consuetudine delle produzioni virtuali, tuttavia l’idea regge in tutti quindici i brani per merito anche di una non pianificata legge di compensazione che determina un ordine inconscio. Ci riferiamo a una sottile dialettica che si determina all’interno della maggioranza dei duetti. Là dove il chitarrista di riferimento suona sporco e informale, scatta un istinto di forma e pulizia, come nel caso del duo con Chadbourne (al solito scazzato e pasticcione), in cui Margorani tesse trame ordinate con giri di basso quadrati e drumloop in 4/4. In altri casi ci si perde in un totale deriva tecnologica, spesso asettica tra delay e harmonizer, ecco allora scattare un forte istinto vintage per rafforzare il contrasto analogico/digitale.

L’atmosfera generale del lavoro incontra a quell’aura art-rock di nobile lignaggio: pur mancando dal progetto, c’è molto Fred Frith (chissà, forse non ha dato la propria disponibilità…), ma anche un po’ di Mike Oldfield (quello Virgin, sovrappositore di intere orchestre) e una diffusa trasversalità che accomuna drum’n’bass, impro ed elettronica ambient. Un’aria “Recommended” comunque viene confermata dalla trattenuta cover Would you prefer us to lie?, che rinnova la splendida canzone di marca Cutler/Greaves, risalente al periodo Henry Cow ’77-’78. Una costruzione, nel suo complesso, messa a punto con molto sudore digitale.

2004 © altremusiche.it

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