Luc Ferrari / Ciro Longobardi: “Exercises d’improvisation”

Michele Coralli

Michele Coralli

Giornalista e scrittore, appassionato di musiche contemporanee, di solitudini marine e di paesaggi montani. Dirige e aggiorna altremusiche.it dal 2002.
Michele Coralli
Luc Ferrari / Ciro Longobardi: “Exercises d’improvisation” (CD Stardivarius, STR33968, 2014)

Una musica che è prima di tutto materia sonora che si srotola in un lento fluire magmatico lungo un crinale elettronico predisposto come una scia. Interpretare composizioni come questi Exercises d’improvvisation di Luc Ferrari significa inventarsi un percorso lungo quella scia, stabilirne nuovi criteri di approccio, negarsi facili scorciatoie approfondendo quanto più possibile i nessi con la traccia di partenza, per – in ultima analisi – creare, per quanto estemporanea essa sia, una composizione sulla composizione.

Come spesso accadeva un tempo, le indicazioni del compositore lasciano ampi margini di intervento all’interprete e anche in questo caso il francese Ferrari – autore quanto mai attuale nella sua capacità di plasmare materia – appunta a margine di questi esercizi solo pochi obblighi, quali il limite dell’organico, che non deve superare gli otto strumenti, e l’interazione con il tracciato elettronico dato. Non si tratta però di un bordone attorno cui improvvisare, sebbene il dato diatonico per non dire tonale (o meglio modale) non sia certamente vissuto come un tabù in questa serie di brani, ma al contrario incoraggiato dallo stesso Ferrari. La reciprocità strumento/elettronica (che un tempo chiamavano “nastro magnetico”) avviene qui secondo una gerarchia alla pari, pur essendo il primo libero di improvvisare, la seconda appunto obbligata. In altre parole la capacità dell’interprete non sta solo nell’abilità inventiva, bensì (e forse soprattutto) in quella di non sovrapporsi egocentricamente alla parte con cui deve interagire.

Bene fa quindi Ciro Longobardi – sensibile interprete di musica contemporanea, ma anche improvvisatore (di formazione non jazzistica, come ribadisce lui stesso) – a muoversi con estremo garbo all’interno di questi terreni ammantati da un’elettronica molto leggera, quasi delicata, come peraltro aveva già fatto con il precedente progetto Electronic Music for Piano di Cage. Il disco, registrato dal vivo in un’unica session, conferma le grandi doti del pianista nell’interiorizzare le idee di partenza per muoverle decisamente in avanti, fissando anche, una volta per tutte, alcuni importanti paletti attorno a un’area di contatto tra approccio compositivo e improvvisazione. Come hanno fatto Ensemble Dissonanzen in tempi recenti e Gruppo di Improvvisazione Nuova Consonanza in un’epoca in cui quell’incontro sembrava l’unico possibile.

2014 © altremusiche.it

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