Lachenman & Rihm [MITO 2010, Piccolo Teatro Studio, Milano]

Michele Coralli

Michele Coralli

Giornalista e scrittore, appassionato di musiche contemporanee, di solitudini marine e di paesaggi montani. Dirige e aggiorna altremusiche.it dal 2002.
Michele Coralli

Del magniloquente MITO, operazione che risulta sempre più difficile accettare come “festival” e meno come frattalizzazione di appuntamenti musicali in cui ognuno trova percorsi a volte divergenti o semplicemente lontani tra loro, scegliamo un concerto pomeridiano in un luogo “minore” come il Piccolo Studio. Vista la presenza di un gruppo importante come l’Ensemble Modern e il coinvolgimento diretto di autori di prestigio come Helmut Lachenmann, dall’organizzazione ci si sarebbe potuto aspettare se non altro un orario più consono alle masse lavoratrici assetate di musica contemporanea. Assistiamo comunque a un cartellone suddiviso da Wolfgang Rihm e Lachenamann, che qui è presente non solo in veste di ospite, come il collega, ma anche di performer alla voce recitante nel suo Zwei Gefühle. A dirigere il Modern l’inglese Stefan Asbury, mano esperta in questioni di musica d’oggi e di autori viventi.
Will Sound e Gejagte Form di Rihm fanno da robusta cornice all’esibizione, quasi come a costruire una scorza dura e impenetrabile che racchiude il ventre musicale delicato seppur magmatico dell’altro tedesco rappresentato qui in particolare dall’intrigante Mouvement (vor der Erstarrung) e dall’enigmatico Zwei Gefühle di Lachenmann. La scelta pare azzeccata, data la distanza prospettica e formale dei due artisti, recentemente accoppiati anche da una pubblicazione che li mette in parallelo – chissà forse su ispirazione di certe trovate televisive – e sulla quale torneremo.

Il “movimento” di Lachenmann è la composizione che ci rimane più impressa. Un lungo amalgamarsi di suoni sparsi, accennati, sfiorati che vanno a coagularsi attorno a un’idea di forma (un canto popolare settecentesco) che appare in conclusione sotto forma di organizzazione ritmica molto trasfigurata. Inizialmente invece un rincorrersi di suoni sospirati, gracchiati, manovrati da strumenti tradizionali ma fatti risuonare secondo prassi che ormai hanno più di mezzo secolo sulle spalle. Grande risalto alla sezione percussiva dell’Ensemble Modern che sfoggia grandi gamme di colori. La pacatezza del personaggio Lachenmann si riflette nella sua musica densissima di dinamiche sottilissime e silenzi che contribuiscono alla costruzione di una forma e/o di un movimento, che, come detto, rimane sottinteso come il cartoncino preparatorio di un affresco.
All’opposto il linguaggio di Rihm è completamente all’opposto. Autore molto affermativo, infarcisce le sue pagine di pieni vs la totale assenza di silenzio, affastella ritmiche convulse che tolgono il fiato, ricama esuberanze timbriche senza timori di mescolanze. La sua Gejagte Form, il cui incipit costruito su un memorabile duetto dei primi violini su cui si incastrano in successione archi e fiati, gode di un’esuberanza non distante sia da uno come Zappa, ma soprattutto dal comune maestro Varèse, a cui possono essere accomunate scelte spettacolari dal forte impatto emotivo.

© altremusiche.it / Michele Coralli

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