Klaxon Gueule: “Chicken”

Michele Coralli

Michele Coralli

Giornalista e scrittore, appassionato di musiche contemporanee, di solitudini marine e di paesaggi montani. Dirige e aggiorna altremusiche.it dal 2002.
Michele Coralli
Klaxon Gueule: “Chicken” (&records, &03, 2004)

Un lavoro che, per chi conosce quanto già espresso dal trio canadese Klaxon Gueule (Alexandre St-Onge, Bernard Falaise, Michel F. Côté) costituisce una sorta di sintesi delle precedenti esperienze, se si esclude il disco d’esordio “Bavards”, molto più vicino all’idea di rock di quanto lo sia stato tutto ciò che ha poi fatto seguito. Abbiamo parlato di canzoni per un’impressione di fondo che viene indotta nel corso dell’intero lavoro. Siamo invece entro un terreno che, pure nell’epigrammaticità del passo, attiene al mondo dell’elettronica, delle sue estetiche manipolatorie e dei suoi paessaggi trasfigurtati. Eppure qualche tarlo irriverente torna a suggerire testi, ritornelli o chorus: Wawawo, brano con cui si apre “Chicken”, è il titolo della canzone il cui testo fa proprio “wawawo” e la stessa cosa può dirsi delle onomatopeiche Fra fron fron e Bo doum. La forma in questione (la canzone) può oggi considerarsi totalmente usurata, ma dare un senso così ricontestualizzato di essa può fornire il LA ad alcuni possibili sviluppi. È come lasciare per quarant’anni Bob Dylan dentro una stanza di decompressione ad ascoltare Hymnen di Stockhausen e Poème électronique di Varèse messe in circolo in un eterno loop. L’effetto è possibile esperienza in Dwong, un ricordo techno/etnico in forma di pulsante dijeridoo elettronico. Meraviglie dell’era digitale che tutto muove, tra ciclo e riciclo.

2004 © altremusiche.it

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