John Cage: Piano Music

Foto: Rob Bogaerts
Michele Coralli

Michele Coralli

Giornalista e scrittore, appassionato di musiche contemporanee, di solitudini marine e di paesaggi montani. Dirige e aggiorna altremusiche.it dal 2002.
Michele Coralli
John Cage: “Complete Piano Music vol.1” (MDG, 6130781-2, 1998)

L’imprigionare il gesto volto alla casualità come sganciamento dagli schemi compositivi tradizionali in una raccolta completa di musica per piano preparato di John Cage potrebbe sembrare una provocazione nella provocazione. Quella fuga dalla classificazione sistematica che l’autore americano aveva rifuggito per tutta la sua esistenza, viene qui negata attraverso un ordinato elenco di opere che completano l’ampio panorama di sperimenti timbrici e sonori sul pianoforte che Cage portò avanti tra il 1940 e il 1952. Steffen Schleiermacher “interpreta” brani tra i quali ricordiamo Music for Marcel Duchamp (1946), inserito nella sequenza del film di Hans Richter Dreams That Money Can Buy, e Sonatas and Interludes for Prepared Piano (1946-48). Per accostarsi a questa musica si consiglia qualche valida lettura introduttiva, ma, senza dubbio, un ascolto con il lettore CD in funzione random potrebbe aiutare a entrare in un’ottica coerentemente casuale secondo la filosofia musicale di John Cage.

da: “Amadeus”, n.103, 1998 © Paragon / Michele Coralli


John Cage: “Voice and Piano” (MDG, 6131076-2, 2001)

Steffen Schleirmacher sta da tempo lavorando al repertorio pianistico di John Cage, avendo finora dato alle stampe ben cinque volumi, già editi con il titolo di “Complete Piano Music”, alcuni dei quali qui recensiti. Basterebbe questo per dare all’interprete tedesco ogni legittimità interpretativa dell’opera del discusso – ma sempre più apprezzato – compositore americano. “Voice and Piano” completa il ciclo di sperimentazioni legate all’uso della voce e del pianoforte (ad eccezione di un paio di canzoni giovanili). La forza intrinseca della musica pianistica di Cage risiede probabilmente – oltre che nella una sua innegabile immediatezza – nella capacità di liberare la coscienza, sia in chi concepisce quella musica e la sua forma, sia in chi la esegue, e, forse, in chi l’ascolta. Prendiamo ad esempio l’aforisma A Flower o The Wonderful Widow of Eighteen Springs, entrambi per voce e piano chiuso (ovvero con il coperchio della tastiera abbassato): l’espediente è qualcosa di più di una semplice provocazione o di una trovata naïf. In scelte come questa risiede la volontà di apertura al “nuovo”, che deve emergere senza pregiudizi e costrizioni. Ciò accade anche in Four Walls (1944), un ampio affresco strumentale con breve interludio vocale, che si nutre di anarchie formali, armonie liberamente ispirate (pensiamo ai gamelan di Bali) e stralci di ripetitività pre-minimalista. Completano la raccolta Experiences II, She is Aslepp e Nowth upon Nacht.

da: “Amadeus”, n.148, 2002 © Paragon / Michele Coralli


John Cage: “Sonatas and Interludes” (Materiali Sonori, MASO CD 90115, 1999)

Tra la fine degli anni Trenta e l’inizio dei Quaranta John Cage sperimenta l’utilizzo espressivo del pianoforte preparato attraverso delle composizioni che rimarranno negli annali della musica contemporanea. Viti, pezzi di gomma, cartoncini e altri oggetti venivano distribuiti in un ordine pianificato (qui riportato nelle note di copertina). Tra tutte quelle composizioni Sonatas and Interludes sono sicuramente tra le più significative e Giancarlo Cardini, che a suo tempo aveva sottoposto la sua interpretazione allo stesso Cage, riesce a ricostruirne tutta la carica iconoclasta di un’opera, che apre lo sguardo all’alea e ai mondi dell’esplorazione timbrica degli strumenti musicali.

da: “Amadeus”, n.132, 2000 © Paragon / Michele Coralli


John Cage / Herbert Henck: “Early Piano Music” (ECM New Series, 1844, 2005)

Tra le composizioni più emozionanti di Cage, in una personalissima scala dei valori emotivi, spiccano quelle per pianoforte preparato, in cui si fondono elementi di notevole estraniazione timbrica a fronte di un primitivismo naif ma suggestivo. Quella gustosa grossolanità di certi esperimenti invece si perde nella perfezione dell’intonazione giusta e nella chiarezza di una pagina in cui ogni nota compare al suo posto.

Di quest’ultima categoria fanno parte quelle opere qui raccolte sotto il cappello di “Early Piano Music”. Tra queste: The Seasons del 1947, dedicata a Lincoln Kirstein, già proposta da Ecm nella sua veste di suite orchestrale per balletto: un insieme di preludi e quattro pezzi dedicati alle stagioni su cui domina un senso di sospensione che anticipa la scoperta del silenzio come elemento totalizzante. Eppure tra le pieghe The Seasons, Metamorphosis, In a Landscape e Two Pieces for Piano è più vivo lo spirito di Erik Satie che quello di Marcel Duchamp.

Il procedere per quinte verso il nulla di In a Landscape infatti situa in una topografia mentale una mappa entro cui era già stato inserito Imaginary Landscape, ma altri non è che un contraltare postumo di quella celebre musique de tapisserie francese. Ophelia, altro brano scritto per il balletto, si fa notare per una inaspettata irruenza che si incaglia su una diteggiatura che nella stragrande maggioranza delle composizioni di Cage per pianoforte appare quasi bloccata o artritica in netto contrasto con l’emancipato stile di Herbert Henck, che invece si può apprezzare a tutto tondo nelle Sonate pour Piano di Jean Barraqué.

2005 © altremusiche.it

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