Hans Werner Henze / David Tanenbaum: “Royal Winter Music”

Michele Coralli

Michele Coralli

Giornalista e scrittore, appassionato di musiche contemporanee, di solitudini marine e di paesaggi montani. Dirige e aggiorna altremusiche.it dal 2002.
Michele Coralli
Hans Werner Henze / David Tanenbaum: “Royal Winter Music” (Stradivarius, STR 33670, 2005)

Le due sonate per chitarra ispirate ai personaggi shakespeariani di Hans Werner Henze costituiscono un ciclo di composizioni che ha nella difficoltà di esecuzione uno scoglio che ne ha determinato il suo parziale isolamento dai repertori dei chitarristi contemporanei. Chi non ha remore è il chitarrista americano David Tanenbaum, la cui attenzione filologica si è rivolta direttamente ai manoscritti delle due opere, pur nell’attivo coinvolgimento di Henze nella rilettura delle sue pagine.

La storia della Royal Winter Music è presto detta: la richiesta di commissione da parte del chitarrista Julian Bream a Henze di un pezzo che potesse dare il senso di una moderna Hammerklavier beethoveniana chiama in causa il compositore su uno strumento su cui non ha ancora creato opere dalle grandi dimensioni. Nasce così la First Sonata on Shakespearean Characters (1975-76), che comprende sei movimenti, ognuno dei quali ispirato ad alcuni personaggi del commediografo inglese (Romeo e Giulietta, Ariel, Ophelia, ecc.). Al momento dell’incisione di questo primo ciclo si pone il problema di riempire con un brano di analogo spessore anche il secondo lato dell’LP. Ecco allora comparire la Second Sonata on Shakespearean Characters (1978-79) che, forse per le insistite richieste dell’esecutore, si conclude con una straordinariamente inerpicata Mad Lady Macbeth che inibì completamente Bream. Il mito della ineseguibilità di certe composizioni è un nodo che nasce in molte di quelle musiche moderniste degli anni ’60 e ’70, con estremi ben rappresentati in certe visioni di Ferneyhough, ma questo è senza dubbio servito a spostare i limiti di moltissimi strumenti e dei più abili esecutori. Mad Lady Macbeth sembra proprio seguire quella strada e in nove minuti di pazzia musicalmente rappresentata da dodici cambi di tempo, tra cui spiccano i leziosi e surreali movimenti di danza, si ha il senso di come può diventare complesso un pensiero musicale.

Questo all’estremo di un ciclo che si avvale di pagine dalla grande liricità e spessore introspettivo, e che ben risaltano tra le mani di Tanenbaum in questa incisione che va a comporre il decimo volume della Guitar Collection di Stradivarius. La registrazione della Royal Winter Music, nella personale carriera del chitarrista, si ripropone per la seconda volta a distanza di venticinque anni: il confronto con Glenn Gould e le sue Variazioni Goldberg lo troviamo molto calzante.

2005 © altremusiche.it

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