Magma [Théâtre Lino Ventura, Nizza, 7 febbraio 2004]

Per un prezzo politico di 7,70 euro è stato possibile acquistare un biglietto (con tanto di stampigliatura del logo del Municipio di Nizza – Direzione per l’Animazione) per assistere a un concerto dei Magma. La stessa sera a Nizza chi decideva di andare al cinema ne doveva spendere almeno 8,50. Questo è ancora possibile nella Francia del 2004, governo di centrodestra, in un periodo in cui su tutta l’Europa, non solo in Italia, continua ad abbattersi un’ondata liberista, più o meno camuffata di democrazia che promette a tutti più opportunità e benessere omettendo però di esporne le tariffe.

Magma e prezzo politico fanno riempire completamente la sala del Teatro Lino Ventura, circa 1500 posti. Stormi di irriducibili del rock progressivo anni ’70 e giovani generazioni, nonni sessantenni accompagnati da nipoti di 9 o 10 anni, in sala c’era davvero di tutto. Un pubblico curioso e multicolore che, dopo pochi minuti di musica, ha trasmesso ai Magma tutto il suo entusiasmo e neppure i nonni riuscivano più a star fermi sulle sedie. Ho immaginato questo concerto inserito in qualche cartellone di teatro d’opera, avrebbe sconvolto i puristi, ma sentendo la musica dei Magma ciò che subito si avverte è proprio la sinfonicità. Subito dopo si avverte la cura nell’orchestrazione, dopo ancora il virtuosismo degli assoli e la loro grande efficacia anche da un punto di vista teatrale. Ciò che è singolare nella musica dei Magma è che l’orchestrazione è fatta con la batteria.

Fondatore del gruppo è Christian Vander, professione: batterista, cantante, compositore. Nel corso dei 35 anni di storia nei Magma si sono avvicendati più di cinquanta “orchestrali”, alla batteria è sempre rimasto lui, Vander, l’anima del gruppo. Vander non suona solo una batteria, ma dirige anche l'”orchestra” Magma. Ogni musicista mentre suona ha sempre un occhio verso di lui, verso la sua mimica, i suoi gesti e così tutta la musica ruota intorno a Vander. Il gruppo si presenta al pubblico con il palco completamente al buio fatta eccezione per l’immagine dell’icona Magma proiettata sullo sfondo. L’organico è formato da batteria, basso, chitarra, 2 tastieristi e 4 cantanti (tre voci femminili e una maschile), si tratta di una strumentazione abbastanza classica dei Magma, in cui però si fa notare l’assenza degli ottoni ed è proprio questa assenza che esalta la funzione dei cantanti. Il ruolo degli ottoni, infatti, è sostituito dalle voci perfettamente amalgamate nella sezione ritmica in un susseguirsi di tempi, controtempi, improvvisi raddoppi di figure ritmiche fino ad arrivare a grappoli di 3, 5, 7 note nel mantenimento costante dell’unità di riferimento binaria. La complessità nell’utilizzo delle voci costringe i cantanti ad una sorta di solfeggio continuato in cui anche le pause, più che funzione di respiro, mantengono la loro funzione ritmica di sospensione o di spostamento degli accenti.

Ma non è tutto qui. Le voci cantano per intervalli di terze, quarte, quinte, settime, none fino a produrre dei piccoli cluster di quattro note, poche volte sono all’unisono. Quando una delle voci si stacca dal coro, allora va a raddoppiare il “canto” della chitarra, (per intenderci alla Henry Cow). Stimoli e riferimenti si avvicendano nei ricordi di tanta musica “colta” ascoltata: come non pensare a Stravinskij, a Bartók, a Orff, a Varèse, a Ligeti, a Zappa e come non pensare anche a Wagner per l’effetto ipnotico di una siffatta orchestrazione, sottolineata dal liquido ma denso tappeto sonoro delle tastiere. O piuttosto ancora a Coltrane negli intermezzi free jazz di maggiore ossessività in cui gli assoli prendono il largo?
Ma gli stimoli non sono solo di tipo culturale, emerge qua e là la purezza e il candore dell’uomo-bambino, dei suoi ritornelli, delle sue filastrocche e cantilene che vengono inserite nella composizione musicale con funzioni minimaliste. Altro ruolo veramente da virtuoso lo svolge durante tutto il concerto il bassista Philippe Bussonnet, sia quando è un tutt’uno con la batteria di Vander, sia quando si lancia in mirabolanti assoli, con tanto di armonici in libertà mediante distorsore, eco ed altri effetti. Tutto questo fragore, tutta questa fluidità incandescente, tutti questi spostamenti ritmici, che riescono a muovere masse di granito… in quale altro modo avrebbe potuto chiamarsi questo gruppo se non Magma? Quale altra musica più della loro può riuscire a staccare le nostre menti nevrotiche per viaggiare con loro verso il pianeta Kobaïa?

La “mythologie kobaïenne” creata dai Magma è un’impietosa critica al sistema. Vander la definisce semplicemente: “Kobaïa, è forse la terra senza la fesseria”. Un’etica scomoda che ha certamente giocato un ruolo determinante nelle parziali eclissi del gruppo che, nonostante l’incoraggiamento di un pubblico internazionale sempre molto fedele, secondo Vander è sempre stato occultato dai media e di conseguenza anche dai promotori di concerti. L’immagine veicolata dal gruppo ha sempre suscitato dei malintesi, i loro messaggi sono stati spesso percepiti come populisti, se non addirittura fascisti. Christian Vander rifiuta questo tipo di percezione della sua musica che invece considera portatrice di speranza, tutto il contrario di una setta musicale caratterizzata da discorsi e rituali di dubbia coerenza. “Si tratta di una musica positiva… anche se parla di un universo sprofondato nell’ombra”.

Quanto alle critiche severe rivolte a questo universo così particolare creato dai Magma mediante l’invenzione e adozione di un vero e proprio linguaggio kobaïenne, anche negli pseudonimi che adottavano sin dagli esordi i musicisti Vander li spiega come facenti parte della filosofia del gruppo: “Attraverso i nostri nomi kobaïens, si mascheravano le nostre identità al fine di significare che queste non avevano nessuna importanza. La cosa importante era che la musica passasse. Mi sono detto: ‘Se la musica deve passare, la musica passerà’. Ho troppo rispetto per molti dei musicisti che ho amato. Sapendo di quanto amore essi avevano per la musica, non potevo certo pretendere di avere anche io un nome.”

Certo i Magma non sono mai stati prodighi di spiegazioni ritenendo di per sé la loro musica e il loro messaggio comprensibile, a patto però di essersi ricordati di staccare la mente ingombrata da giudizi e pregiudizi e tutto questo, si sa, non è facile.

febbraio 2004 © altremusiche.it

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