|
| |
Daniela Cascella, redattrice
della rivista Blow up, cura questa edizione nella collana I
libri di Harry. In questo testo sono inclusi frammenti di
articoli pubblicati negli ultimi 5 anni, con considerazioni sull'argomento
della sound art, escludendo aspetti della drone music, fields recordings
e musica improvvisata.
Dobbiamo ringraziare Blow Up per l'introduzione di un testo che
presenta un importante aspetto della sperimentazione musicale più
recente, non certo di larga diffusione, bensì ignoto anche
a coloro che hanno abbracciato l'elettronica musicale come principale
colonna sonora personale, movendosi a proprio agio nell'IDM, frequentando
le frequenze di Pansonic senza addentrarsi nel variegato panorama
del Glitch sound e delle installazioni sonore.
Divisione in tre capitoli, uno introduttivo e destinato
a presentare i lavori di Sound Art, installazioni audiovisive, lavori
grafici, elaborazioni con software, artisti per i quali la musica
è solo una delle modalità espressive. Musica che ci
assorbe, riempie gli spazi, i cosiddetti paesaggi sonori,
colonna sonora di una società che sintetizza suoni per millenni
limitati da modalità meccaniche. Musica in cui si integrano
perfettamente i suoni della realtà mediante il campionamento
e la rielaborazione digitale.
Si percepisce la necessità di un approfondimento
reso impossibile dalla rapida evoluzione della tecnologia, il rischio
di rimanere approssimativi, di non comprendere le reali potenzialità
di mezzi che vengono rapidamente superati.
Sound art intesa come perfetta integrazione di mezzi
espressivi e non supporti visivi che facciano da sfondo a set musicali.
Dalle prime installazioni degli anni '60 di Max Neuhaus, alla audio
culture inglese, alle principali manifestazioni nelle gallerie
delle metropoli mondiali.
Il secondo capitolo presenta i principali attori
della scena Glitch, fenomeno della seconda metà degli anni
'90 con precedenti nei laboratori audio di alcuni visionari del
futuro digitale e le trasformazioni del suono in microparticelle.
Una materializzazione già intravista nel '92, dai due svedesi
Elggren e CM von Hauswolff, o nell'anno successivo con quel un
peu de neige salie di Bernhard Gunter: musica che si spoglia
di riferimenti al linguaggio, non veicola messaggi ma sensazioni.
Si introduce il Glitch sound, ovvero l'errore elevato
ad elemento artistico, un granulo di suono, estratti di un'onda
sonora, elaborazione software di un impulso casuale, la registrazione
del singhiozzo digitale a cui non è permessa la calda distorsione
dell'analogico.
Il Glitch cambia l'estetica della musica, è un virus che
si inserisce anche in coloro che non sono avvezzi al digitale, la
forzatura dei limiti della tecnologia.
A marciare in testa si pone la Mille Plateaux di
Achim Szepansky, nel '94, con la raccolta In memoriam Gilles
Deleuze, contenente gli Oval di Markus Popp e colleghi che
fonderanno il manifesto dell'estetica Glitch, con Systemisch
e 94 Diskont. A seguire la mego di Vienna e la tedesca raster-noton
di Chemnitz.
Per la prima ci suonerà Fennesz, esponente incluso in quest'esercito
di frammentatori del suono anche se ricorre, in modo personale,
all'uso della chitarra.
La seconda più propensa all'ultraminimalismo, un approccio
formale. E' una tendenza ai microsuoni che si consolida
nella seconda metà degli anni '90.
In questi ambienti di installazioni partecipano due
personaggi che diventano icone dell'elettronica insieme minimale
e noise, fisica e mentale, dalla scena rave finlandese dei primi
'90, Mika Vanio e Ilpo Vasainen sono gli artigiani delle basse frequenze,
un approccio Throbbing Gristle e Suicide aggiornato ai tempi moderni.
In questo contesto sono dovute le citazioni ad Alva
Noto, Ryoji Ikeda. Quando i maestri registrano i classici viene
il turno di coloro che intervengono a distruggerne le fondamenta
o a riedificare nuove costruzioni; questa strada viene percorsa
da un lato contrastando un formalismo imperante, per altri con il
ricorso a strumenti alternativi.
Prende piede quindi una reazione fatta di elaborazione del suono
disgregato ricorrendo ai più disparati oggetti, siamo ai
Matmos, al prendersi meno sul serio o chi inserisce tematiche sociali.
Tra questi ultimi Terre Thaemlitz e Ultra red, una critica volta
a scuotere l'ascoltatore dall'intorpidimento dei suoni fine a sé
stessi.
Il passo successivo, come spesso accade, è la contaminazione
tra musica eseguita con strumenti ed il mezzo digitale, portata
avanti a Berlino, Vienna e da artisti Giapponesi.
I segnali della crisi si osservano a cavallo del millennio, spetta
a Oval, i creatori, minacciare l'impianto da loro stessi eretto
con abile intuizione.
Il terzo capitolo presenta questa necessità
di cambiamento, si distinguono coloro che trovano nel passato un
luogo mitico, rielaborano l'estetica digitale fondendola con la
tradizione; Stephan Mathieu con The sad mac rielabora
le strutture del Glitch trovando nella melodia un diverso approccio
più malinconico: Ekkehard Ehelers segue lo stesso modello
per costruire un ponte tra culture musicali.
William Basinsky rielabora loop di antiche registrazioni ridotte
in particelle, Fennesz ci riporta a un digitale in agonia.
Akira Rabelais disgrega i suoni filtrandoli con un software di sua
produzione, L'Argeiphontes Lyre.
Terre Thaemlitz è tra gli artisti più contrari al
formalismo e un approccio radicale, diretto anche ad aspetti sociali,
l'identità dell'individuo. Philip Jack è uno scultore
di suono che opera direttamente sul materiale, colla, graffi, vecchi
giradischi sono i suoi attrezzi.
AGF media tra la freddezza e gli aspetti più umani.
Il quarto capitolo supera i confini della produzione
musicale comunemente intesa, presenta artisti che non dissociano
il suono dallo spazio, spesso non esistono nemmeno supporti registrati
trattandosi di installazioni, da Toshya Tsunoda al lavoro con le
vibrazioni di spazi e oggetti, piazzando microfoni nell'ambiente,
percependo le frequenze che custodiscono.
Mark Bain queste vibrazioni le riproduce, diffondendole con apparecchiature
da lui costruite, rendendo strutture ed edifici simili a strumenti.
Rolf Julius utilizza altoparlanti per tradurre il suono in forme
comprensibili ad altri sensi, posti sugli occhi o facendo vibrare
pigmenti colorati.
Steve Roden utilizza gli oggetti più disparati, dalle lampade,
a vecchi giocattoli, poltrone, traducendoli in paesaggi sonori.
John Duncan è ricorso a registrazioni in un acceleratore
di particelle, lavorando anche con onde corte.
CM von Hausswolff sviluppa una ricerca sulla fisicità del
suono, collaborò con The Hafler Trio, si è interessato
al fenomeno EVP (Electronic Voice Phenomena), voci di altre dimensioni
intercettate come frequenze e registrate su nastro. Il suo interesse
è il riportare in luce elementi nascosti.
Tommi Gronlund e Pettri Nisunen animano le strutture mediante installazioni
che suonano il calore, la luce, l'energia elettrica.
Granular Synthesis assaltano il pubblico con stimoli sonori e visivi.
Utilizzano sempre enormi video installazioni con luci, colori e
suono potenti. VARP9 è un software sviluppato da loro, consente
il trattamento dell'immagine video in granuli al pari dei granuli
di suono.
Paolo Piscitelli ha realizzato diverse opere tra le quali registrazioni
in grotta, un suono che si crea e si disgrega, in altri il crepitio
della schiuma che si forma e scompare.
Blow Up, rivista tra le più attente ad indagare
le nicchie del panorama musicale, fornisce una guida che permette
di indirizzare il neofita agli ascolti fondamentali, l'appassionato
ad un approfondimento, l'esperto ad un confronto con il consolidamento
delle proprie conoscenze, ogni artista infatti espone, attraverso
anche le citazioni da interviste di Daniela Cascella, il proprio
pensiero, credo, manifesto. Il Glitch si può definire infatti
più che un genere un approccio alla considerazione dell'immateriale
musicale, l'ultima frontiera mai terminata di disgregazione
di un arte che il digitale ha permesso di riqualificare per poi
esserne, egli stesso, messo in discussione.
|