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Sainkho Namtchylak
"Karmaland" (Libero di scrivere)
di Michele Coralli
   

Sciamana, profetessa delle diplofonie gutturali e oggi vestale dell'elettronica post-moderna. Sainkho è uno di quei personaggi che faticano ancora ad essere completamente messi a fuoco, anche per demerito di certe idealizzazioni naturalistiche che non sempre aiutano a capire meglio la sua musica. L'approccio qui seguito non è diretto, né circoscritto alla sola attività musicale. Il pretesto è quello di una raccolta di testi poetici scritti tra il 1997 e il 2004. Attorno un saggio introduttivo comprendente una brevissima guida all'interpretazione delle liriche, un piccolo inserto fotografico, un breve racconto, un CD con brani tratti da registrazioni radio, live e inediti vari, ma soprattutto (ed è la cosa più interessante di tutte) la riproduzione delle notazioni grafiche di alcune performance, che racchiudono l'universo più affascinante di Sainkho: quello che si ispira al Libro Tibetano dei Morti, ai disegni che ispirano interpretazioni aleatorie, i diagrammi che rimandano alle grafie complesse della musica contemporanea. Si potrebbe allora rincominciare da lì.

© altremusiche.it / Michele Coralli

Su am: vedi l'intervista a Sainkho Namtchylak