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Di fronte a un libro che si prefigge come fine la
mappatura del mondo della musica contemporanea in Italia, trattandosi
di prima edizione si potrebbe correre il rischio di passare per
antipatici nel sottolineare le mancanze all'interno di questa corposa
pubblicazione che accoglie quelle tante piccole o grandi realtà
che continuano a rendere possibile l'esistenza stessa di "una"
o "tante" musiche contemporanee in questo paese.
Prima di tutto allora il plauso al progetto nella sua totalità.
In tempi di internet continua a dimostrarsi utile pubblicare libri,
anche quando questi si configurano come vademecum per la consultazione,
utili cioè a reperire al volo informazioni, nomi, contatti
e indirizzi di quanti svolgono compiti organizzativi sul territorio
nell'ambito musicale contemporaneo ("colto", tanto per
sgombrare il campo da ogni possibile dubbio del caso).
Obiettivo sacrosanto di questo Libro bianco
è, secondo quanto dice Gisella Belgeri, fondatrice e direttrice
del Cemat, quello di porre le basi per "fare sistema",
un'ottica quanto mai attuale nell'organizzazione capitalista moderna
che impone l'aggregazione di realtà di contatto per affrontare
la concorrenza esterna con maggior forza e, forse, orientare meglio
le risorse che sempre meno corpose arrivano dallo Stato. Punto di
partenza la Rete Italiana Musicisti Organizzati (R.ItM.O.), un coordinamento
tra realtà musicali autoconvocate nato nel 2005 come reazione
ai progressivi tagli al FUS con l'obiettivo di raccogliere ciò
che "filtra" dai finanziamenti che vanno a enti tradizionalmente
più "degni" di attenzioni (teatri lirici in primis).
Significativi in questo senso le tabelle e i grafici poste a conclusione
del libro che indicano l'inesorabile trend dei finanziamenti dallo
Stato verso le associazioni che si occupano di musica contemporanea
(e non solo): ad esempio notiamo che tra il 2002 e il 2006 i 526.659
euro per 19 enti (pochi rispetto al numero totale) sono diventati
288.000 per 13 enti a fronte dell'ormai 0,46% di percentuale elargita
agli stessi enti rispetto all'importo complessivo del fondo. Se
in parte aumentano gli interventi di finanziamento dagli enti locali
e dalle sponsorizzazioni private, il fenomeno di un progressivo
venir meno dell'interesse dello Stato nei confronti di ciò
che maggiormente dovrebbe rappresentarci, ovvero la cultura, desta
più di una semplice preoccupazione. Ma del resto i segni
del degrado colpiscono la nostra società a vari livelli e
non solamente nel settore della cultura. Parimenti non è
scopo di questa recensione muovere riflessioni su analisi sociali
complesse.
Raccogliamo però l'immagine suggestiva di
Guido Barbieri che riprendendo l'idea gramsciana della "casamatta"
come luogo, sia esso la scuola, il tribunale, il sindacato o il
centro di cultura, creati dalla società civile per cercare
di assicurare ai cittadini un livello accettabile di efficienza
e funzionalità socio-culturale. In tempi di crisi democratica
il potere svuota le casematte, togliendo loro credito e risorse,
e portandole all'inevitabile decadenza. Questa una possibile prospettiva,
ma ci sono allo stato attuale anche le debolezze strutturali delle
realtà prese in esame, come la distrettualità della
cultura (ma forse è meglio parlare di "ghetti culturali"
piuttosto che di più tranquillizzanti "distretti")
o la verticalità di certe strutture basate sull'aggregazione
attorno a "figure carismatiche" piuttosto che su collettività
che condividono progetti. Insomma di carne al fuoco c'è n'è
tanta e gli spunti di riflessione non mancano. La spinta al cambiamento
non può essere vista solamente come una difesa di principio
del sostegno economico da parte dello Stato.
Se il fine politico del Libro bianco è,
a nostro parere, condivisibile, il censimento che è base
di partenza del lavoro deve, da parte sua, inevitabilmente allargarsi,
vista (nonostante tutto) la vivacità della vita musicale
di questo paese. Ci sono infatti molte realtà che si interessano
di contemporaneità, che la promuovono, ne parlano. E c'è
(nonostante tutto) un pubblico.
Diamo allora anche noi un piccolo contributo per
l'allargamento. Al di là della dichiarata esclusione di "istituzioni
sovra-territoriali" come la Biennale di Venezia, RAI Nuova
Musica, MiTo, sono diverse le realtà assenti dalla mappatura
che qui elenchiamo in modo disordinato: Taukay di Udine (fanno un
concorso internazionale per giovani compositori, hanno una web-radio
dedicata esclusivamente alla musica contemporanea, producono cd
e tengono annualmente un festival), Nuove Sincronie e Sincronie
(la prima embrione della seconda, che è diventata a Milano
una delle rassegne più rappresentative della nuova contemporaneità),
Repertorio Zero (nuovo ensemble con solida organizzazione e spunti
interessanti sul fronte delle tecnologie), Suonodonne (realtà
se si vuole "storica" della contemporanea al femminile),
Musicamorfosi (associazione che organizza, tra le altre cose, una
stagione musical/teatrale molto seguita orientata al crossover tra
generi), Timet/Lorenzo Brusci (collettivo di cui abbiamo parlato
anche in questo sito che svolge significativi lavori nell'ambito
plunderphonics e della sonorizzazione di spazi collettivi).
Aggiungeremmo alle nostre proposte di allargamento
anche una sezione "media", fondamentale nell'organizzazione
culturale della società d'oggi. In Italia esistono spazi
e realtà giornalistiche o para-giornalistiche che si occupano
di musica contemporanea, dalla rete ai giornali. Basta stanarli,
individuarli attraverso una ricerca non dogmatica che potrebbe far
scoprire, ad esempio, che alcune riviste, che normalmente si occupano
di "rock", trattano la musica contemporanea in maniera
più puntuale e seria rispetto a molti quotidiani. La stessa
cosa si può dire, in certi casi, di internet in relazione
alle radio.
A questo proposito, senza voler peccare di presunzione,
si rivendica l'esistenza di un sito come altremusiche.it, presente
continuativamente in rete dal 2002, come quella di una realtà
da non sottovalutare anche da parte di quelle associazioni, enti,
organizzazioni che vogliono "fare sistema".
Produrre un "mattone" da sbattere sulle
scrivanie di chi di dovere sembra essere gesto efficace e d'avanguardia,
ma insufficiente se non si lavora nell'ottica del completamento
della mappatura per attivare un sempre più efficace scambio
di informazioni che oggi solo attraverso internet è possibile,
visto che è lungo le dorsali informatiche che si muove il
futuro della comunicazione.
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| ©
altremusiche.it / Michele Coralli |
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