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Andreas Fridolin Weis Bentzon: "Launeddas" (Iscandula)
 
di Michele Coralli
   

Se un triplo CD e un doppio volume interamente dedicati alle launeddas sarde non possono sicuramente svelarci tutti i misteri legati a questo antichissimo strumento, la cui raffigurazione più arcaica che ci è stata tramandata risale addirittura al VI secolo avanti Cristo, questa ricerca etnomusicologica senza dubbio contribuisce in modo autorevole alla conoscenza di un mondo come quello delle culture popolari in delicata trasformazione. Launeddas (edito da Iscandula) dell'etnomusicologo danese Andreas Fridolin Weis Bentzon è un documento che raccoglie i risultati di una ricerca effettuata sul campo tra il 1957 e il 1965, quando la vitalità di molte tradizioni popolari era, seppur in decadenza sotto il peso dell'omologante cultura di massa, ancora vitale, soprattutto in aree maggiormente conservative.
Il supporto audio, che accompagna di due volumi, raccoglie un corpus di registrazioni davvero imponente: 72 esempi per un totale di 3 ore e mezza di musica, eseguita da alcuni tra i migliori interpreti popolari del tempo: come Giovanni Lai, Efisio Melis, Dionigi Burrasca e diversi altri. Lo studio, da parte sua, contiene ampie descrizioni dello strumento dalla sua costruzione alle necessarie cure giornaliere. Ampie parti vengono dedicate all'illustrazione delle strutture scalari di riferimento (i cuntzertus), nonché alle proprietà acustiche, alle osservazioni monometriche, ai repertori, agli stili e alle formule melodiche. Non poteva mancare un'ampia parte dedicata alle trascrizioni, corredate di intonazione, agonica e indicazioni ritmiche, attraverso le quali possono essere seguite le tracce audio.
Viene poi tracciata una mappa della diffusione delle launeddas in Sardegna e in conclusione aggiunto un significativo inserto con foto dell'epoca che ritraggono interpreti e modelli strumentali.
Anche se lo studio immortala un mondo forse scomparso, pubblicazioni analoghe sono importanti per ricordarci che dietro di noi è esistita una storia troppo spesso dimenticata, quella dei popoli e delle loro culture, e che oggi è proprio partendo da quella storia che possiamo costruire l'arte del futuro.

febbraio 2003 © altremusiche.it / Michele Coralli