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Se un triplo CD e un doppio volume interamente dedicati
alle launeddas sarde non possono sicuramente svelarci tutti i misteri
legati a questo antichissimo strumento, la cui raffigurazione più
arcaica che ci è stata tramandata risale addirittura al VI
secolo avanti Cristo, questa ricerca etnomusicologica senza dubbio
contribuisce in modo autorevole alla conoscenza di un mondo come
quello delle culture popolari in delicata trasformazione. Launeddas
(edito da Iscandula) dell'etnomusicologo danese Andreas Fridolin
Weis Bentzon è un documento che raccoglie i risultati di
una ricerca effettuata sul campo tra il 1957 e il 1965, quando la
vitalità di molte tradizioni popolari era, seppur in decadenza
sotto il peso dell'omologante cultura di massa, ancora vitale, soprattutto
in aree maggiormente conservative.
Il supporto audio, che accompagna di due volumi, raccoglie un corpus
di registrazioni davvero imponente: 72 esempi per un totale di 3
ore e mezza di musica, eseguita da alcuni tra i migliori interpreti
popolari del tempo: come Giovanni Lai, Efisio Melis, Dionigi Burrasca
e diversi altri. Lo studio, da parte sua, contiene ampie descrizioni
dello strumento dalla sua costruzione alle necessarie cure giornaliere.
Ampie parti vengono dedicate all'illustrazione delle strutture scalari
di riferimento (i cuntzertus), nonché alle proprietà
acustiche, alle osservazioni monometriche, ai repertori, agli stili
e alle formule melodiche. Non poteva mancare un'ampia parte dedicata
alle trascrizioni, corredate di intonazione, agonica e indicazioni
ritmiche, attraverso le quali possono essere seguite le tracce audio.
Viene poi tracciata una mappa della diffusione delle launeddas in
Sardegna e in conclusione aggiunto un significativo inserto con
foto dell'epoca che ritraggono interpreti e modelli strumentali.
Anche se lo studio immortala un mondo forse scomparso, pubblicazioni
analoghe sono importanti per ricordarci che dietro di noi è
esistita una storia troppo spesso dimenticata, quella dei popoli
e delle loro culture, e che oggi è proprio partendo da quella
storia che possiamo costruire l'arte del futuro.
febbraio 2003 © altremusiche.it / Michele
Coralli

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