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Tra le proposte dell'edizione 2002 di Suoni e Visioni
non sarebbe certo da segnalare la serata dedicata alla musica di
ricerca e alla multimedialità, di cui si fanno discutibili
promotori l'Hilarity Workshop, ospite Elliot Sharp, con una manciata
di video maker, su cui si può anche soprassedere. Forse per
merito dell'aspettativa determinata dalla presenza in questi mesi
di sperticate critiche positive sul chitarrista americano (avanguardia
newyorkese, John Zorn, ecc. ecc.), ma lo stupore provocato da un'improbabile
esibizione non ci ha abbandonato fino al momento della stesura di
questa recensione. Intendiamoci, Sharp è un ottimo musicista,
che sa inventare e sperimentare.
Al Portaromana però si è visto un manipolatore
troppo teso a creare effetti speciali per gli amanti dell'avanguardia
dell'ultima ora, che a "fare musica" (una di quelle cose
che dovrebbe essere sempre tenuta presente). Troppe masturbazioni
tecnologiche invece (e molta fuffa) nella sua esibizione durata
in tutto una mezz'oretta. Sharp zampetta tra un multieffetto e l'altro,
manipola, somministra basse frequenze da far tremare le strutture
portanti del teatro (in via di demolizione per far posto a un più
prosaico autosilos). Ma non sono molte le idee che fanno breccia.
Migliore il momento in cui si confronta con il sax contralto, che
viene affiancato da un grappolo di campioni messi in simultanea
con l'emissione dello strumento a fiato (fortunatamente poco filtrato).
Ma la serata è stata monopolizzata dall'idea multimediale
(sempre più stucchevole nella sua presunzione di modernità),
che ha stimolato la messa in scena di "Expedition/Derive"
di Steve Piccolo e che ha tenuto banco ben oltre il sopportabile.
Affastellamento di canzoni (Cohen e Beatles ringraziano) e poesie
(Baudelaire e bet generation tranquillamente scomodati) con il solito
DJ che somministra basi, ma sopratutto con una perizia a dir poco
dilettantesca.
Domande: Piccolo è un bassista o un cantante?
Il fatto che sia stato membro dei Louge Lizards di John Lurie autorizza
a tirarlo dentro a una rassegna che fatica sempre a trovare idee
nuove? Occorrerebbe essere più cauti quando si entra nei
territori di confine. Pertinenza e legittimità sono dei problemi
da risollevare quando l'idea di modernità perde senso. Video,
campioni, sampler non bastano, ci vogliono idee che sostengano la
tecnologia e non grandi apparati per tenere il piedi un poco fascinoso
nulla.
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| dicembre
2003 © altremusiche.it / Michele Coralli |
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