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Per un prezzo politico di 7,70 euro è stato
possibile acquistare un biglietto (con tanto di stampigliatura del
logo del Municipio di Nizza - Direzione per l'Animazione) per assistere
a un concerto dei Magma. La stessa sera a Nizza chi decideva di
andare al cinema ne doveva spendere almeno 8,50. Questo è
ancora possibile nella Francia del 2004, governo di centrodestra,
in un periodo in cui su tutta l'Europa, non solo in Italia, continua
ad abbattersi un'ondata liberista, più o meno camuffata di
democrazia che promette a tutti più opportunità e
benessere omettendo però di esporne le tariffe.
Magma e prezzo politico fanno riempire completamente
la sala del Teatro Lino Ventura, circa 1500 posti. Stormi di irriducibili
del rock progressivo anni '70 e giovani generazioni, nonni sessantenni
accompagnati da nipoti di 9 o 10 anni, in sala c'era davvero di
tutto. Un pubblico curioso e multicolore che, dopo pochi minuti
di musica, ha trasmesso ai Magma tutto il suo entusiasmo e neppure
i nonni riuscivano più a star fermi sulle sedie. Ho immaginato
questo concerto inserito in qualche cartellone di teatro d'opera,
avrebbe sconvolto i puristi, ma sentendo la musica dei Magma ciò
che subito si avverte è proprio la sinfonicità. Subito
dopo si avverte la cura nell'orchestrazione, dopo ancora il virtuosismo
degli assoli e la loro grande efficacia anche da un punto di vista
teatrale. Ciò che è singolare nella musica dei Magma
è che l'orchestrazione è fatta con la batteria.
Fondatore del gruppo è Christian Vander,
professione: batterista, cantante, compositore. Nel corso dei 35
anni di storia nei Magma si sono avvicendati più di cinquanta
"orchestrali", alla batteria è sempre rimasto lui,
Vander, l'anima del gruppo. Vander non suona solo una batteria,
ma dirige anche l'"orchestra" Magma. Ogni musicista mentre
suona ha sempre un occhio verso di lui, verso la sua mimica, i suoi
gesti e così tutta la musica ruota intorno a Vander. Il gruppo
si presenta al pubblico con il palco completamente al buio fatta
eccezione per l'immagine dell'icona Magma proiettata sullo sfondo.
L'organico è formato da batteria, basso, chitarra, 2 tastieristi
e 4 cantanti (tre voci femminili e una maschile), si tratta di una
strumentazione abbastanza classica dei Magma, in cui però
si fa notare l'assenza degli ottoni ed è proprio questa assenza
che esalta la funzione dei cantanti. Il ruolo degli ottoni, infatti,
è sostituito dalle voci perfettamente amalgamate nella sezione
ritmica in un susseguirsi di tempi, controtempi, improvvisi raddoppi
di figure ritmiche fino ad arrivare a grappoli di 3, 5, 7 note nel
mantenimento costante dell'unità di riferimento binaria.
La complessità nell'utilizzo delle voci costringe i cantanti
ad una sorta di solfeggio continuato in cui anche le pause, più
che funzione di respiro, mantengono la loro funzione ritmica di
sospensione o di spostamento degli accenti.
Ma non è tutto qui. Le voci cantano per intervalli
di terze, quarte, quinte, settime, none fino a produrre dei piccoli
cluster di quattro note, poche volte sono all'unisono. Quando una
delle voci si stacca dal coro, allora va a raddoppiare il "canto"
della chitarra, (per intenderci alla Henry Cow). Stimoli e riferimenti
si avvicendano nei ricordi di tanta musica "colta" ascoltata:
come non pensare a Stravinskij, a Bartók, a Orff, a Varèse,
a Ligeti, a Zappa e come non pensare anche a Wagner per l'effetto
ipnotico di una siffatta orchestrazione, sottolineata dal liquido
ma denso tappeto sonoro delle tastiere. O piuttosto ancora a Coltrane
negli intermezzi free jazz di maggiore ossessività in cui
gli assoli prendono il largo?
Ma gli stimoli non sono solo di tipo culturale,
emerge qua e là la purezza e il candore dell'uomo-bambino,
dei suoi ritornelli, delle sue filastrocche e cantilene che vengono
inserite nella composizione musicale con funzioni minimaliste. Altro
ruolo veramente da virtuoso lo svolge durante tutto il concerto
il bassista Philippe Bussonnet, sia quando è un tutt'uno
con la batteria di Vander, sia quando si lancia in mirabolanti assoli,
con tanto di armonici in libertà mediante distorsore, eco
ed altri effetti. Tutto questo fragore, tutta questa fluidità
incandescente, tutti questi spostamenti ritmici, che riescono a
muovere masse di granito... in quale altro modo avrebbe potuto chiamarsi
questo gruppo se non Magma? Quale altra musica più della
loro può riuscire a staccare le nostre menti nevrotiche per
viaggiare con loro verso il pianeta Kobaïa?
La "mythologie kobaïenne" creata
dai Magma è un'impietosa critica al sistema. Vander la definisce
semplicemente: "Kobaïa, è forse la terra senza
la fesseria".
Un'etica scomoda che ha certamente giocato un ruolo
determinante nelle parziali eclissi del gruppo che, nonostante l'incoraggiamento
di un pubblico internazionale sempre molto fedele, secondo Vander
è sempre stato occultato dai media e di conseguenza anche
dai promotori di concerti. L'immagine veicolata dal gruppo ha sempre
suscitato dei malintesi, i loro messaggi sono stati spesso percepiti
come populisti, se non addirittura fascisti. Christian Vander rifiuta
questo tipo di percezione della sua musica che invece considera
portatrice di speranza, tutto il contrario di una setta musicale
caratterizzata da discorsi e rituali di dubbia coerenza. "Si
tratta di una musica positiva
anche se parla di un universo
sprofondato nell'ombra".
Quanto alle critiche severe rivolte a questo universo
così particolare creato dai Magma mediante l'invenzione e
adozione di un vero e proprio linguaggio kobaïenne, anche negli
pseudonimi che adottavano sin dagli esordi i musicisti Vander li
spiega come facenti parte della filosofia del gruppo: "Attraverso
i nostri nomi kobaïens, si mascheravano le nostre identità
al fine di significare che queste non avevano nessuna importanza.
La cosa importante era che la musica passasse. Mi sono detto: 'Se
la musica deve passare, la musica passerà'. Ho troppo rispetto
per molti dei musicisti che ho amato. Sapendo di quanto amore essi
avevano per la musica, non potevo certo pretendere di avere anche
io un nome."
Certo i Magma non sono mai stati prodighi di
spiegazioni ritenendo di per sé la loro musica e il loro
messaggio comprensibile, a patto però di essersi ricordati
di staccare la mente ingombrata da giudizi e pregiudizi e tutto
questo, si sa, non è facile.
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| febbraio
2004 © altremusiche.it |
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