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È lanno del tango! La musica argentina
coinvolge artisti e organizzatori culturali, raggruppa appassionati
danzatori dilettanti, stimola seminari e lezioni propedeutiche,
genera un sempre maggior numero di fruitori, si ritaglia una consistente
fetta di mercato discografico, diventando affare per tutti.
Ballerini, coreografi, storici del tango, strumentisti e cantanti
stanno percorrendo freneticamente la nostra penisola e frequentando
letere televisivo, per sfruttare al massimo il momento magico
di questo genere musicale, che tanto triste come pensiero legato
al profitto non lo è di certo per chi si associa nella promozione
di qualsivoglia iniziativa tanguera.
Ebbene se il tango ha successo, ci saranno pure
delle ragioni: erotismo e sensualità della danza, tristezza
e malinconia della musica, finalmente una musica contemporanea facilmente
fruibile? Forse tutte queste cose messe insieme, forse altre.
Se i teatri sono pieni e i dischi vanno a ruba,
prendiamo atto di una nuova moda musicale, che, pur con le sue cadute
di tono e sgradevolezze, presenta aspetti di rimarchevole raffinatezza
stilistica, compositiva ed esecutiva. Certo, come aveva affermato
lo stesso Piazzolla, esistono più realtà riferibili
allunico concetto di Tango: cè - o meglio cera
- un tango popolare più intimamente legato alla città
di Buenos Aires, ai suoi locali notturni, ai suoi bordelli di un
tempo; cè il tango commerciale, messo in piedi dallo
show business che trova grossi speculatori come il sornione Julio
Iglesias che incarna la sofferenza del profitto; cè
infine il tango intellettuale, quasi-accademico, che si avvicina
al concetto di musica contemporanea.
Gidon Kremer, che dallaccademia proviene,
si accosta a questultimo tango, considerando Piazzolla un
classico alla stessa stregua di Schubert o Chopin. Concependo
luniversalità dei sentimenti in musica, a prescindere
da epoche e generi di appartenenza, non ci sono ostacoli per una
personale interpretazione che si cala nei parametri del tango, ma
allo stesso che se ne distacca, servendosi di una tecnica formidabile.
Il tango tra le mani di Kremer compie unulteriore trasformazione
tra passato e futuro, riproponendosi come un capriccio di Paganini
(Etudes du tango) o una sonata di Schubert per violino e pianoforte
(Le grand tango) e ripulendosi dalla polvere e dal sudore dei locali
notturni. Luso della timbrica è estremamente libero
(e si possono cogliere qua e là echi delle esperienze passate
di Kremer in ambito contemporaneo e sperimentale, vedi le collaborazioni
con Luigi Nono o Alfred Schnittke) e il violinista gioca, divertendosi
e divertendo il pubblico, con i registri cogliendo lumorismo
di questa musica, che probabilmente manca a certa musica contemporanea.
Insomma la via tracciata da autori come Piazzolla prosegue verso
la completa santificazione e universalizzazione del linguaggio tanguero.
Accompagnano il violinista lettone Per Arne Glorvigen
al bandoneon, Vadim Sakharov al pianoforte e Alois Posch al contrabbasso.
Poi improvvisamente fa la sua comparsa la sciantosissima Milva (la
serata è organizzata in occasione del cinquantesimo anniversario
del Piccolo Teatro, perciò un po di prezzemolo non
guasta mai) e il tango viene restituito alla sua originaria atmosfera
da postribolo, tra gli applausi devoti e, in qualche modo, eccitati
del pubblico.
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| da:
"Auditorium reviews", n.1, 1997 © Michele Coralli |
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