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Nelle sue mani ha uno strumento antico di secoli,
eppure i suoni che riesce a produrre sono sorprendentemente attuali,
capaci di adattarsi ai più diversi repertori con la più
assoluta naturalezza. Stiamo parlando di Soriba Kouyate, quarantenne
senegalese di Dakar, suonatore di kora e griot, discendente da un'antica
famiglia le cui origini risalgono fino al XIII secolo. Con questo,
considerare Kouyate un musicista tradizionale, sarebbe il frutto
di un consueto errore critico, tipico del punto di vista occidentale,
secondo cui, chi adopera uno strumento tradizionale, deve vivere
in un contesto folklorico ed eseguire musica riferibili a schemi
formali tradizionali. L'atteggiamento di musicisti come Soriba è
invece quello di un jazzista, che basa il suo approccio sull'oralità,
più che sulla scrittura, ma senza porre dei limiti al proprio
sguardo. Al contrario riadattando canzoni, arie di opera, standard
jazz alla propria modalità diatonica, proprio come potrebbe
fare un pianista o un chitarrista, poniamo, afroamericano. Il confronto
con il pianoforte non vuole essere casuale, poiché la kora,
nelle mani di Kouyate, diventa uno strumento così ricco (sotto
gli aspetti ritmico, melodico, armonio, timbrico) che l'unico strumento
in grado di dare un'idea immediata di questa ricchezza potrebbe
essere appunto il pianoforte.
La kora invece è un'arpa africana con una
doppia fila di corde in nylon (undici a sinistra, nel registro basso,
e dieci a destra), che vengono pizzicate con l'indice e il pollice
di entrambe le mani. Le linee melodiche che ne seguono hanno una
forte caratterizzazione contrappuntistica, dal momento che le parti
vengono frequentemente scambiate da una mano all'altra. Contemporaneamente
viene impostato un sostegno armonico molto libero, capace di riempire
il suono, arricchendolo in senso verticale. Naturalmente la cassa
della kora raccoglie anche tutti gli armonici di risonanza, stratificando
ancora di più lo spettro timbrico. Come se non bastasse la
ritmicità di Kouyate si esprime anche attraverso un uso percussivo
delle parti in legno e, anche in questo caso, i tocchi regalano
una grande varietà di colori.
Questa mera descrizione, banalmente tecnica, per
tentare di descrivere la performance in solitario di Soriba Kouyate
al Teatro Gobetti (nell'ambito della rassegna "Identità-Differenza").
Un'esibizione che ha regalato più di due ore di musica intensa,
libera di muoversi in ambiti diversi, scelti volta per volta, dall'inesauribile
jukebox di Soriba, che, per divertire il pubblico, suona anche qualche
cover come "Walking On The Moon" dei Police o la cubana
"Caimanera". Ma c'è anche molto altro: ci sono
i lunghi soli su basi ritmiche di impatto immediato, le atmosfere
terse di certe melodie cantabili, ma soprattutto la magia di un
musicista che sembra conoscere ogni piccolo suono segreto del suo
strumento ("ma femme" - dice), Sembra scontato dirlo,
ma, quando si sa suonare, la musica diventa facile come un gioco.
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otobre 2002 © altremusiche.it / Michele Coralli |
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