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Soriba Kouyate: la kora mandiga nel futuro

Teatro Gobetti, Torino 26 settembre 2002

di Michele Coralli
   

Nelle sue mani ha uno strumento antico di secoli, eppure i suoni che riesce a produrre sono sorprendentemente attuali, capaci di adattarsi ai più diversi repertori con la più assoluta naturalezza. Stiamo parlando di Soriba Kouyate, quarantenne senegalese di Dakar, suonatore di kora e griot, discendente da un'antica famiglia le cui origini risalgono fino al XIII secolo. Con questo, considerare Kouyate un musicista tradizionale, sarebbe il frutto di un consueto errore critico, tipico del punto di vista occidentale, secondo cui, chi adopera uno strumento tradizionale, deve vivere in un contesto folklorico ed eseguire musica riferibili a schemi formali tradizionali. L'atteggiamento di musicisti come Soriba è invece quello di un jazzista, che basa il suo approccio sull'oralità, più che sulla scrittura, ma senza porre dei limiti al proprio sguardo. Al contrario riadattando canzoni, arie di opera, standard jazz alla propria modalità diatonica, proprio come potrebbe fare un pianista o un chitarrista, poniamo, afroamericano. Il confronto con il pianoforte non vuole essere casuale, poiché la kora, nelle mani di Kouyate, diventa uno strumento così ricco (sotto gli aspetti ritmico, melodico, armonio, timbrico) che l'unico strumento in grado di dare un'idea immediata di questa ricchezza potrebbe essere appunto il pianoforte.

La kora invece è un'arpa africana con una doppia fila di corde in nylon (undici a sinistra, nel registro basso, e dieci a destra), che vengono pizzicate con l'indice e il pollice di entrambe le mani. Le linee melodiche che ne seguono hanno una forte caratterizzazione contrappuntistica, dal momento che le parti vengono frequentemente scambiate da una mano all'altra. Contemporaneamente viene impostato un sostegno armonico molto libero, capace di riempire il suono, arricchendolo in senso verticale. Naturalmente la cassa della kora raccoglie anche tutti gli armonici di risonanza, stratificando ancora di più lo spettro timbrico. Come se non bastasse la ritmicità di Kouyate si esprime anche attraverso un uso percussivo delle parti in legno e, anche in questo caso, i tocchi regalano una grande varietà di colori.

Questa mera descrizione, banalmente tecnica, per tentare di descrivere la performance in solitario di Soriba Kouyate al Teatro Gobetti (nell'ambito della rassegna "Identità-Differenza"). Un'esibizione che ha regalato più di due ore di musica intensa, libera di muoversi in ambiti diversi, scelti volta per volta, dall'inesauribile jukebox di Soriba, che, per divertire il pubblico, suona anche qualche cover come "Walking On The Moon" dei Police o la cubana "Caimanera". Ma c'è anche molto altro: ci sono i lunghi soli su basi ritmiche di impatto immediato, le atmosfere terse di certe melodie cantabili, ma soprattutto la magia di un musicista che sembra conoscere ogni piccolo suono segreto del suo strumento ("ma femme" - dice), Sembra scontato dirlo, ma, quando si sa suonare, la musica diventa facile come un gioco.

otobre 2002 © altremusiche.it / Michele Coralli

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