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Se lAntigone di Soflocle è diventato
lantonomasia della violenza del potere e se ladattamento
di Brecht non si discosta affatto da tale modello, attualizzando
unantica tragedia e ponendo questa nella sua contemporaneità,
allora questo adattamento delladattamento non può che
essere unulteriore rafforzamento dellidea che condanna
la tirannide e del mezzo attraverso il quale si manifesta, cioè
luso della violenza. Così lAntigonä messo
in scena dalla compagnia Transteatro al PortaRomana di Milano, nellambito
della rassegna di teatro sperimentale Milano Oltre, si muove su
linee parallele alla storia di questi anni, mettendo in primo piano
- anche se non in maniera dichiarata - la tragedia balcanica
e la ferocia dei capi popolo che lhanno causata. Nella rappresentazione
tiranni e oppositori vengono eretti sui baldacchini fatti di assi
e tubi, per meglio tracciare la distanza tra coloro che innalzano
i propri capi e i capi stessi, veri artefici del destino della collettività.
La presenza della Kocani Orkestar, non crea semplicemente unemozionante
tavolozza di colori, bensì diventa una colonna strutturale
e strutturante dellarchitettura dello spettacolo. La sua funzione
è quella di amplificare gli interventi del coro della tragedia
greca e di sottolineare i momenti collettivi dellazione teatrale
durante i quali gli attori si muovono convulsamente, articolando
movimenti nevrotici e irreali.
La musica suonata durante una rappresentazione teatrale
dal vivo, sul palco, segue una tradizione che si riallaccia al teatro
greco antico. In questo caso la musica, che si avvale degli arrangiamenti
del leader e trombettista del gruppo Naat Veliov, diventa un evento
che crea uno spettacolo nello spettacolo. Il suono viscerale degli
ottoni e del tamburo coinvolge profondamente il pubblico che rimane
catturato dalla visionarietà e dalla liricità delle
note chiassose dellorchestra, che si muove in continuazione
fino alla sua uscita di scena, assolutamente deffetto. Dopo
gli applausi e qualche bis i musicisti si trasferiscono nel foyer
per ritrovare la dimensione a stretto contatto con il pubblico,
più consona allo spirito del gruppo. Musica e teatro sono
sempre state sorelle, ma oggi la partecipazione di un orchestra
di otto elementi, invece della solita diffusione musicale da dietro
le quinte, diventa un fatto rilevante, soprattutto per il movimento
che riesce a creare. La tal cosa riesce bene a chi del movimento
ha fatto una ragione esistenziale, come i nomadi suonatori della
Kocani.
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| da:
"Auditorium reviews", n.2, 1998 © Auditorium Edizioni
/ Michele Coralli |
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