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Transteatro e Kocani Orkestar

Antigonä (adattamento da Bertold Brecht)

MilanoOltre, 24-26 ottobre 1997
di Michele Coralli
   

Se l’Antigone di Soflocle è diventato l’antonomasia della violenza del potere e se l’adattamento di Brecht non si discosta affatto da tale modello, attualizzando un’antica tragedia e ponendo questa nella sua contemporaneità, allora questo adattamento dell’adattamento non può che essere un’ulteriore rafforzamento dell’idea che condanna la tirannide e del mezzo attraverso il quale si manifesta, cioè l’uso della violenza. Così l’Antigonä messo in scena dalla compagnia Transteatro al PortaRomana di Milano, nell’ambito della rassegna di teatro sperimentale Milano Oltre, si muove su linee parallele alla storia di questi anni, mettendo in primo piano - anche se non in maniera dichiarata -  la tragedia balcanica e la ferocia dei capi popolo che l’hanno causata. Nella rappresentazione tiranni e oppositori vengono eretti sui baldacchini fatti di assi e tubi, per meglio tracciare la distanza tra coloro che innalzano i propri capi e i capi stessi, veri artefici del destino della collettività. La presenza della Kocani Orkestar, non crea semplicemente un’emozionante tavolozza di colori, bensì diventa una colonna strutturale e strutturante dell’architettura dello spettacolo. La sua funzione è quella di amplificare gli interventi del coro della tragedia greca e di sottolineare i momenti collettivi dell’azione teatrale durante i quali gli attori si muovono convulsamente, articolando movimenti nevrotici e irreali.

La musica suonata durante una rappresentazione teatrale dal vivo, sul palco, segue una tradizione che si riallaccia al teatro greco antico. In questo caso la musica, che si avvale degli arrangiamenti del leader e trombettista del gruppo Naat Veliov, diventa un evento che crea uno spettacolo nello spettacolo. Il suono viscerale degli ottoni e del tamburo coinvolge profondamente il pubblico che rimane catturato dalla visionarietà e dalla liricità delle note chiassose dell’orchestra, che si muove in continuazione fino alla sua uscita di scena, assolutamente d’effetto. Dopo gli applausi e qualche bis i musicisti si trasferiscono nel foyer per ritrovare la dimensione a stretto contatto con il pubblico, più consona allo spirito del gruppo. Musica e teatro sono sempre state sorelle, ma oggi la partecipazione di un orchestra di otto elementi, invece della solita diffusione musicale da dietro le quinte, diventa un fatto rilevante, soprattutto per il movimento che riesce a creare. La tal cosa riesce bene a chi del movimento ha fatto una ragione esistenziale, come i nomadi suonatori della Kocani.

 
da: "Auditorium reviews", n.2, 1998 © Auditorium Edizioni / Michele Coralli  
Su am: vedi l'intervista a Kocani Orkestar  
Su am: vedi recensione di "L'Orient es rouge" di Kocani Orkestar