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Nell'accoppiata di due dei quattro protagonisti della
scena spettralista francese l'omaggio che Milano Musica rende in
maniera esplicita al vivente (e presente) Hugues Dufourt, in maniera
implicita al padre spirituale di quella corrente musicale, Gérard
Grisey. Al primo gli onori di una ribalta finalmente guadagnata
dopo anni, potremmo quasi dire, di "anticamera accademica",
al secondo il ricordo, anch'esso molto tardivo, di un'attività
artistica che ha traghettato la musica di ricerca fuori dal pantano
strutturalista. Nel suo settimo concerto la rassegna milanese edizione
2010 presenta in tutta la loro magniloquenza due pezzi francesi
che risalgono allo stesso anno, il 1978, epoca in cui lo spettralismo
è ancora un'intuizione abbastanza embrionale.
Sortie vers la lumière du jour di Grisey è
un pezzo costruito attorno alla suggestione del passaggio dal buio
alla luce, aiutato nell'induzione di questa idea dall'utilizzo,
abbastanza insolito per un Conservatorio, delle luci di sala, tenute
spente all'ingresso dell'ensemble che comprende quattordici musicisti
e un organo elettrico. La descrizione per sommi capi della composizione
passa attraverso un unico divenire che ben esemplifica una tesi
nata in seno all'approccio spettralista secondo cui "il cambiamento
è più importante dell'oggetto musicale stesso".
La lenta trasformazione attraverso cui la materia viene filtrata
nasce da rapporti intimi con il suono elettronico e la sua natura.
Al di là del mero dato analitico, le composizioni come queste
rendono molto evidente la voglia di manipolazione dell'oggetto sonoro,
ancor più che il bisogno di dare fisionomia ad un sistema.
Al di là dell'organo elettrico che ha un'invitabile sponda
elettronica, è nel trattamento delle sezioni delle percussioni
(orientate in modo spaziale) ad afferrare a piene mani timbri ed
evoluzioni che tentano mimesi a quella matrice elettronica da cui
discende appunto la generalità del suono spettrale.
Saturne di Dufourt è invece uno di quei brani in cui
la parte elettronica si erge come elemento primario in abbinamento,
anche in questo caso, con una cospicua presenza di percussioni.
Altro elemento in comune con il brano precedente la presenza dell'organo
elettrico (qui suonato da Tristan Murail) supportato da un basso
e una chitarra elettrici. Composizione magmatica e ricca di rimandi
cosmici, ma anche di enfasi che non ignorano la potenza d'urto del
rock, evocato a tratti e con molta circospezione. Nella miseria
musicale e artistica di questi anni aver la possibilità di
accostarsi alla musica rappresentata dalla corrente spettralista
(che annovera anche giovani generazioni piene di talento) è
probabilmente la cosa migliore che può capitare a chi apprezza
musiche fuori dal sottofondo mediatico-morte dell'anima.
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| ©
altremusiche.it / Michele Coralli |
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