|
| |
In Italia per una breve tournée che li ha
portati a visitare alcune località del centro-nord, i Caravan,
senza album da presentare, senza promozioni alle spalle riescono
ancora a raccogliere entusiasmi tra i numerosi fans dispersi lungo
la penisola. Al Jux Tap di Sarzana, locale di stampo country and
western capace di evocare l’indimenticabile scena dei Blues Brothers
presi a bicchierate, l’audience (qualche centinaio di persone e
non tutti ultracinquantenni) assiste in modo partecipato ad un concerto
che non ha negato (almeno al sottoscritto) qualche brivido lungo
la schiena al momento dell’esecuzione di brani come Nine Feet
Underground o Caroline (brano di Sinclair e Wyatt scritto
per i Matching Mole).
Innanzi tutto la formazione: gli storici Pye Hastings
(chitarrista ritmico, come si diceva una volta, e cantante), David
Sinclair (tasterista che ora all’Hammond preferisce un Roland),
Richard Coughlan (riservatissimo batterista), Geoffrey Richardson
(violista, flautista, mandolinista e cantante, che aveva già
fatto la sua comparsa ai tempi di For Girls Who Grow Plump In
The Night del 1973). A loro si aggiungono i nuovi Jim Leverton
(che da tempo ha preso al basso il posto appartenuto a Richard Sinclair)
e l’ottimo chitarrista Doug Boyle (l’unico ad aggiungere qualcosa
di nuovo al suono della band con assoli che non nascondono virtuosismo
ed effetti).
Così assemblati i nuovi Caravan (ma correva
la voce anche di un percussionista aggiunto) possono tranquillamente
proporsi come una band non eccessivamente nostalgica, ma coerentemente
legata al prestigioso passato. E infatti il repertorio non manca
di far riferimento a molte perle inserite nei primi lavori del gruppo
tra il ‘70 e ‘74. Ricordiamo The Dog, The Dog, He’s At It Again,
ma anche il consueto brano di chiusura con la celebre For Richard
e il bis Hoedown. Tutto secondo ricetta, ma nessuno si aspetta,
né vuole, sorprese.
Anche quando i repertorio si sposta su qualcosa di
più recente (ad esempio The Battle of Hastings) le
canzoni sono quasi un intermezzo prima della prossima chicca tirata
fuori dal guardaroba. In grande spolvero Sinclair (solista ora in
condivisione con il nuovo arrivato Boyle) che macina assoli il cui
ascolto dalla prima all’ultima nota è ben rappresentativo
per chi vuol farsi un’idea del rock progressivo negli anni ‘70,
quello meno pomposo e ridondante. E per la prima volta in questi
ultimi tempi (Conservatori a parte) abbiamo assisitito a un’esecuzione
in presa diretta, senza basi, senza manipolazioni e senza computer.
Antichità? Può darsi. Ma ci piace anche così.
|
|
maggio 2003 © altremusiche.it / Michele
Coralli
|
|

|
|