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Il pregio di questi festival
"leggeri" è senz'altro quello di semplificare certe
dinamiche organizzative, rendendo il più possibile diretto
il rapporto tra chi mette in piedi un evento e chi vi partecipa.
In questo modo chi suona ha modo di proporre quello che fa, le piccole
etichette riescono a mettere in mostra i propri lavori e i baretti
sono felici perché le birre scorrono a fiumi. Credo che questo
ben sintetizzi quella che retoricamente viene dipinta come "scena
alternativa".
Il Bääfest nasce come iniziativa di Ebria Records per
dare visibilità ad alcuni artisti che ruotano attorno a un
giro noise-improvvisativo, hard-core, para-jazzistico, industrial,
elettronico e per far questo allestisce in uno di quegli spazi post-industriali
occupati da realtà antagoniste una due giorni molto intesa
con un ampio ventaglio di musicisti provenienti da diverse parti
d'Italia. Così nelle serate di sabato 12 e domenica 13 (ma
le session iniziano già nel pomeriggio) si alternano i genovesi
Chuck Norris Zen Solution Ensemble, i fiorentini Freetto Meesto,
Pin Pin Sugar, i milanesi OvO e Tasaday, i Tanake, I/O, i bolognesi
Sinistri e il gruppo cult Zu. In tutto ben 12 ore di musica che
danno un significativo spaccato della realtà musicale "altra",
che caratterizza la scena musicale nostrana (nonché un mercato
sommerso, mai conteggiato nelle statistiche di vendita).
Palco ridotto a semplice pedana, luci fisse, ma discreto impianto
di amplificazione. E su questo niente da dire
Purtroppo però
lo spazio non è enorme e di gente, nonostante la proposta
ancora poco modaiola, non ne manca certamente, complice l'aura alternative
di certi luoghi. Una scomoda colonna taglia in due la platea e un
certo brusio crea una forte saturazione nella sala, rendendo più
difficile che in altre sedi la concentrazione sulla musica, ma tant'è.
Sarebbe fuori luogo farsene un problema.
Una simile concentrazione di musica impone una scelta,
limitando la visione degli spettacoli serali, tralasciando quelli
del pomeriggio (e mancando purtroppo l'appuntamento con Tanake e
Freetto Mesto, di cui abbiamo recensito i lavori, ma che non siamo
riusciti a vedere all'opera dal vivo).
Non perdiamo invece l'esoterico duo Ovo, che di sé
vuole dare una certa immagine trucida, vagamente satanista, e che
qui "presenta" il suo ultimo lavoro Cicatrici (Ebria).
Bruno Dorella tiene in piedi un forte disturbo rumorista prodotto
dalla cantante e chitarrista Stefania Perdetti attraverso una ritmica
sostenuta su timpano e crash, o su un basso elettrico coricato.
Molto istinto, poca ragione. Look e trovate sceniche. I Tasaday
possono giocare qualche carta in più sul piano della complessità
e della stratificazione di segnale. Si presentano con un organico
a sei, che si spartiscono mondi digitali e analogici, in modo assolutamente
sbilanciato a favore dei secondi con un bel Korg in bella mostra
dietro ad Alessandro Ripamonti. Anche loro hanno dei nuovi materiali
da presentare, quelli di In attesa, nel labirinto, che tutto sommato
riescono a superare bene l'esame dal vivo, nonostante si perdano
molte di quelle sfumature che invece sono evidenziate nelle registrazioni
in studio. Loro sono senz'altro tra quelli che meriterebbero una
sede più consona alla propria musica (leggi teatro). Nella
seconda giornata l'attesa per Zu, fa passare un po' in secondo piano
la performance di Sinistri (ex Starfuckers), a dir la verità
un po' ripetitiva nel suo groove funky rallentato. Interessanti
per poco tempo. Lasciano il campo ai romani Zu, quelli da
centocinquanta date all'anno, che girano tra Europa e Stati Uniti
per suonare dal vivo e incidere dischi (con Steve Albini). Hanno
un set molto semplice, nessuno orpello, ma il loro sound è
davvero intenso. Pupillo, Mai e Battaglia tengono il palco con una
professionalità non certo improvvisata. Sanno che le loro
aritmie, i cambi improvvisi di metrica e il violento impatto jazz-core
riescono a catturare l'attenzione anche dei più distratti.
Si entra nel gioco della rock band: il terreno più rumoristico
e improvvisativo che determina facili straniamenti e perdita del
senso di orientamento, viene qui negato a favore di una musica,
che per quanto irregolare, è molto affermativa, sapendo catturarti
fin dal basso ventre, per poi farti riflettere sui ritmi inferociti
che ognuno cerca faticosamente di seguire. Band che rimane e che
si colloca tra le migliori esperienze avant italiane degli ultimi
anni.
Ecco qui il Bääfest. E molti si interrogano
su come confezionare eventi legati alla contemporaneità che
abbiano riscontri anche tra i giovani. Basterebbe dare un'occhiata
a queste officine per farsi un'idea più che significativa
di una fetta di musica di oggi. Il festival si vorrebbe dare una
struttura itinerante, a buon intenditore poche parole
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| luglio
2004 © altremusiche.it / Michele Coralli |
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