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Assistere ad un concerto di William Ackerman in Italia
è evento abbastanza raro. Il caso vuole che noi ci troviamo
a vivere in una terra in cui è facile che chi ci venga a
trovare in visita una volta prima o poi ci ritorni. Questo succede
sia per motivazioni turistico-culturali, sia per rivivere quelle
particolari atmosfere che solo qui si producono. In Italia W.Ackerman
non è abbastanza conosciuto per rientrare nel mirino di impresari
rapaci per cui il compito di non lasciarsi sfuggire l'occasione
del suo passaggio è affidato a quei pochi attenti chitarristi
che nella loro vita hanno avuto la fortuna e il pregio di ascoltare
i suoi dischi, di amarli e di suonarli e non soltanto di averne
letto e riletto le solite trite e ritrite recensioni. Chiamare questa
serata "concerto" risulta alquanto eccessivo, piuttosto
si ha la sensazione di essere capitati in un raduno tra amici. Il
luogo del raduno è incantevole per semplicità, eleganza
e calore.
Ci troviamo all'interno di un minuscolo teatro del
'700, il Teatro Bibiena di Sant'Agata Bolognese adiacente al locale
municipio. Più che ad un teatro assomiglia al salotto buono
di una villa di aristocratici, solo una novantina i privilegiati
a prendervi posto. I compiti della "cattura" di Ackerman
in vacanza in Italia prima, e di tutti gli oneri e gli onori del
padrone di casa poi, sono svolti con grande efficacia dal chitarrista
barese Sergio Altamura. E' lui a procurare ad Ackerman le chitarre
necessarie all'esibizione e suo è anche il compito di introdurre
musicalmente la serata con proprie composizioni. L'esposizione di
chitarre allestita sul palco da Sergio Altamura lascia abbastanza
increduli sul fatto che possano essere tutte suonate in una sola
serata. La ragione è che la musica di Ackerman si fonda sull'utilizzo
di accordature non standard, quindi ogni chitarra viene accordata
in maniera differente in funzione della scaletta in programma. Questo
serve per dare continuità alla serata che diversamente sarebbe
stata frammentata tra un pezzo e l'altro dai minuti necessari per
ogni tipo di accordatura. Spesso Ackerman inventa e si serve di
accordature particolari che vengono utilizzate anche per una sola
composizione. A volte sono accordature che, se suonate a vuoto (senza
alcun dito della mano sinistra sulla tastiera), sembra non abbiano
senso e siano insuonabili, sovrapposizioni in successione di triadi
e cromatismi, talvolta anche dissonanti tra loro, eppure l'Arte
di Ackerman sta proprio nelle accordature.
Sulla scia dell'insegnamento ricevuto da Robbie Basho,
uno dei pionieri della musica per chitarra acustica con corde di
metallo, Ackerman crea accordature che assolvono compiti in parte
musicali ma per lo più sovramusicali. Ogni accordatura rappresenta
un "mood", la cui traduzione letterale, è noto,
sta per "stato d'animo". Tuttavia, per comprenderne il
significato più profondo, è forse meglio allargare
il significato un po' oltre i confini ristretti degli umani umori
del "sé" verso l'"esterno" e ciò
che dell'esterno ci rappresentiamo. Per cui "mood" diventa
anche quel particolare modo di sentire, percepire, evocare colori,
suoni, sapori, odori, il richiamo alla memoria della consistenza
al tatto di persone, animali, cose materiali. Di tutte quelle cose
di cui nella vita si è fatta esperienza ma che, oltre a esserne
sopravvissuti, si sia anche stati capaci di osservarle. Si tratta
quindi di musica per tutti i sensi compresi quelli per i quali la
scienza non ha ancora trovato il termine adatto per descriverli.
La varietà di accordature utilizzate da Ackerman,
così diverse l'una dall'altra, comporta la quasi impossibilità
di conoscere momento per momento che tipo di nota o che tipo di
accordo si sta suonando sulla chitarra. Il percorso compositivo
di Ackerman, sebbene molto attento alla linea melodica, non rincorre
l'evolversi della melodia secondo canoni razionali e concettuali
e neppure è interessato alla compiutezza di un "discorso
melodico" ma è piuttosto il "sound" dell'accordatura
stessa a suggerire ad Ackerman la linea melodica al tempo stesso
più semplice e più adatta per valorizzare quel particolare
tipo di suono che l'accordatura esprime. Sembrerà assurdo
ma è l'istinto a guidare le dita sulle corde con sicurezza
e facilità lasciando così Ackerman libero di "occuparsi"
dell'espressione e della trasmissione, attraverso la musica, delle
emozioni e di "meditare" sulla bellezza e la qualità
del suono. Ackerman riproduce su chitarra quei colori, quelle profondità,
quelle ampiezze e tutta quella gamma dinamica, agogica ed espressiva
caratteristica di uno strumento "completo" come il pianoforte
nella consapevolezza di avere tra le mani uno strumento, sì
tecnicamente più limitato, ma non di certo meno espressivo.
Anche nell'analizzare l'aspetto armonico delle sue composizioni
si rimane disarmati da tanta semplicità ed essenzialità.
Accordi di tonica, dominante, sottodominante e relativi minori tutt'al
più arricchiti di qualche sesta, settima o nona. Rari i cambi
di tonalità, fatta eccezione per qualche passaggio di tono
da maggiore a minore o viceversa. Tutto qui, eppure si ha la sensazione
che non manchi nulla e ci si sente così distanti da certo
chitarrismo nevrotico e frustrato che si ostina a voler sottomettere
l'accordatura alla tecnica in ogni circostanza.
Chi ha avuto modo solo di leggere qualcosa
su William Ackerman si rende conto nel vederlo e ascoltarlo quanto
ogni tentativo di descrizione verbale di questa musica risulti riduttivo,
banale, retorico e talvolta persino irritante. Alla fine della serata
si lascia il teatro con la sensazione di aver toccato con mano e
vissuto direttamente l'esperienza di quanto la ricerca della semplicità
sia l'anticamera di passaggio verso la bellezza senza condizioni.
Speriamo di poterlo risentire durante la sua prossima vacanza in
Italia con una retrospettiva di composizioni un po' più ricca
e per un pubblico più ampio. I Chitarristi, volentieri, non
mancheranno di mettere a sua disposizione le loro Chitarre.
Nota tecnica relativa alle accordature:
Tra parentesi sono indicate le note reali suonate risultanti
dall'accordatura con il capotasto; le note delle accordature
senza capotasto ("a vuoto") di cui sopra sono
quindi di 5 o 2 semitoni più in basso a seconda di
dove è posizionato il capotasto. Ackerman non rispetta
quasi mai il valore reale delle note, pertanto garantisce
l'eseguibilità del pezzo unicamente il rispetto della
distanza (rapporto) che deve intercorrere tra una nota e
l'altra dell'accordatura.
Processional (G#C#G#BD#E al 5°
capotasto)
The Impending Death of the Virgin Spirit (D#BD#A#BF#
al 2° capotasto)
Anne's Song (BD#F#G#D#F# al 5° capotasto)
Visiting (BF#D#F#C#F# al 2° capotasto) con interventi
di Patrick Novara all'oboe
Hawk's Circle (BD#F#G#D#F# al 5° capotasto) con
interventi di Sergio Altamura alla chitarra acustica
The Rediscovery of Big Bug Creek, Arizona (F#C#F#A#C#F#
al 2° capotasto)
Bis: The Bricklayer's Beautiful Daughter (GCFBbEbAb
al 5° capotasto)
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| ottobre
2003 © altremusiche.it / Michele Coralli |
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