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Miniature minimaliste per pianoforte preparato, nel
solco di fruttuose sperimentazioni che si suol mettere in relazione
con compositori come John Cage. L'olandese Albert von Veenendaal,
che non aggiunge molto sotto il profilo della ricerca timbrica,
mette a frutto in maniera molto efficace quanto già ricercato
in passato, portando però il grado di preparazione del pianoforte
ad un livello così raffinato da riuscire creare, a tratti,
l'illusione di suoni lontanissimi, quasi di sintesi. In genere il
pianista opta per soluzioni dall'inviluppo molto secco - lavorando
sulle singole corde o sui martelletti, mentre l'apertura di pedale
con oggetti che coprono intere aree della cordiera - catenelle o
simili - non viene molto sfruttata. Frequente invece la costruzione
del timbro sordo e metallico, assolutamente funzionale alle rapide
e martellanti figurazioni ritmiche ripetitive, che caratterizzano
la maggior parte dei brani del lavoro. Modalità percussive
sembrano vestirsi di panni completamente artificiali, quasi come
quelli di un synclavier, in virtù anche di una ricchezza
di colori che difficilmente si possono pensare ricavati da un'unica
tastiera. Ovviamente l'evocazione si spinge al gamelan, ma qui,
più che mai, è la commistione con la techno e la fusion
a dare il senso di questo pianoforte preparato, che meglio sarebbe
dire mimetizzato in un panorama elettronico invece inesistente.
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altremusiche.it / Michele Coralli |
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