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Fedeli alla propria musica intricata e diagonale,
gli Univers Zero sfornano periodicamente lavori sempre iscrivibili
all'eredità di quel RIO sound che è stato ultimo singulto
creativo di una stagione art-rock un tempo vissuta come avanguardia,
oggi come manierismo di alto profilo. La line-up recente del gruppo,
quella con la quale i belgi si presentano dal vivo, consta i veterani
Michel Berkmans (fagotto, corno inglese e oboe) e Daniel Denis (batteria,
sampler), e le nuove leve Kurt Budé (clarinetto, clarinetto
basso e sax alto), Pierre Chevalier (tastiere), Dimitri Evers (basso),
Martin Lauwers (violino) e Andy Kirk (chitarra). La fanno da padroni
i suoni sempre molto "stranianti" di Berkmans, qui messi
a confronto in serrati assolo, meno frequenti in passato, assieme
al sax di Budé. Se qualche distanza la si può certamente
riscontrare con il sorprendente "Heresie" questa oggi
spicca soprattutto nell'abbandono delle trame oscure di un tempo,
quelle per certi versi evocatrici di fasti esoterici fin quasi mefistofelici,
a favore di un suono complessivamente più brillante, in certi
momenti, come in Vacillements per trio acustico (violino, clarinetto
e fagotto), spiccatamente contemporary nella scrittura. Per
questi e altri brani del repertorio i nostri meriterebbero i palcoscenici
non tanto dei nostalgici del progressive anni '70, quanto quelli
della musica contemporanea, oggi fin troppo accademica rispetto
alle splendide intuizioni di certi eroi di area Rock in Opposition.
Altro episodio che si mette in evidenza rispetto a trame più
consuete nell'intarsio Univers Zero il disturbo quasi industrial
di Earth Scream, un rendering acustico di un ambiente dominato
da macchine per produzioni seriali, le stesse che iniziano a "suonare"
ormai antiquate rispetto a un futuro che ne auspica il superamento.
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| ©
altremusiche.it / Michele Coralli |
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