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La presentazione del recente progetto Trovesi/WDR
Big Band al Bergamo Jazz 2002, avvenuta nel marzo scorso e recensita
in questo numero, è stata affiancata dall’uscita del Cd Dedalo,
edito da Enja, che comprende materiale in parte già edito
con altri ensemble. Preziosi, non solo per il marketing, gli apporti
di Markus Stockhausen (una tromba capace di calarsi, contrariamente
alle attese, in atmosfere più orientate alla tradizione storica
piuttosto che alle inquietudini sperimentali), di Fulvio Maras (brillante
percussionista e creatore di “disturbi” elettronici) e del batterista
americano Tom Rainey. L’interesse dell’etichetta tedesca per le
produzioni italiane, Italian Instabile Orchestra e Banda di Ruvo
di Puglia, si dimostra ben disposta allo sfruttamento di un filone
che inizia ad avere ottime credenziali e potenzialità commerciali
anche a livello internazionale.
Dedalo è un lavoro che nel suo complesso
risulta più che godibile – sia per i non jazzofili che per
i soliti ortodossi – proprio per merito di quei colori che Trovesi
riesce a trasmettere all’orchestra e che i tedeschi amano definire
“mediterranei”. La trovata funziona e bisogna riconoscere che là
dove il jazz riesce a trovare delle contaminazioni capaci di farsi
stile e di configurare nuovi linguaggi, in quell’ambito si determinano
le invenzioni più interessanti. L’impasto che il musicista
bergamasco ottiene dall’ottima orchestra della Radio di Colonia
riesce a rimanere compatto, sia pur prospettico, in tutti i dodici
brani di cui si compone Dedalo, senza dar adito a nessuna
sbavatura di contorno.
Il materiale, come si diceva, ha già fatto
la sua comparsa su disco, ma molti pezzi trovano nell’inedita veste
orchestrale una rinnovata personalità. Tra questi Herbop
si fa notare per un incisivo riff alla chitarra di Paul Shigihara
dal sapore quasi metal, mentre brani come Now I Can pagano
il loro tributo a illustri maestri del jazz creativo come Gillespie
e Art Ensemble of Chicago. Ancora: la doppia versione (live e studio)
della cabarettistica Hercab, uno dei brani più brillanti,
ha un sapore dixieland ben trasfigurato, soprattutto nel pregiato
apporto del pianista Frank Chastenier. Altrove invece (in Scotch
soprattutto) le atmosfere sono troppo mainstream per catturarci,
anche se l’originalità della penna di Trovesi rimane sempre
a buon livello. Si può davvero comprendere la sua soddisfazione
nel dare nelle mani di un’orchestra come la WDR le proprie partiture
(gli arrangiamenti sono condivisi con Corrado Guarino), per ritrovarsi,
dopo anni di militanza nelle grandi orchestre (RAI e Instabile)
dall’altra parte della barricata.
© altremusiche.it / Michele Coralli
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