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Due accordi aspri, ribattuti sul pianoforte all’infinito,
sostenuti da una sezione di fiati, costituiscono l’intelaiatura
dell’ipnotica Yasmina, lungo brano dall’inconfondibile caratterizzazione
sheppiana, che pone il marchio di fabbrica a questa produzione datata
1969. Coltrane se ne è appena andato e l’eredità distruttiva
che ha lasciato viene raccolta da gente come il tenore sassofonista
Archie Shepp, che riesce a "superare a sinistra" il proprio
maestro, diventando uno dei padri della new thing afroamericana.
Yasmina, a Black Woman è stato registrato a Parigi
nello stesso momento in cui anche l’Art
Ensemble of Chicago sta riempiendo nello stesso luogo interi
nastri magnetici con tracce di suoni imperscrutabili.
E anche in questo LP fanno la loro comparsa un defilato
Roscoe Mitchell al sax basso e Malachi Favors al contrabbasso. Il
primitivismo, assolutamente affascinante nella sua essenzialità,
riesce a cogliere il migliore Shepp dei tempi: quello che getta
un ideale ponte culturale tra la nuova patria e l’agognata Madre
Africa tribale. In quel momento storico molti afroamericani credevano
al ricongiungimento della cultura nera, segregata con la violenza
negli Stati Uniti e resa irraggiungibile da un oceano. Il festival
panafricano di Algeri, da cui Shepp nel ‘69 ritornava, testimonia
la volontà di creare un blocco alternativo, terzomondista,
come si sarebbe detto una volta, no-global (!?!) come si potrebbe
dire oggi. Sonny’s Back (la dedica è per il meno rivoluzionario
Sonny Rollins) e lo standard degli standard Body and Soul
chiudono la raccolta in un modo poco omogeneo, ma tant’è.
La duplicità del vinile consente anche questo.
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| ©
altremusiche.it / Michele Coralli |
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