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Un magma che si srotola lentamente lungo una scura
valle di lava. All'origine: l'eruzione sonora degli strumenti su
cui, già in partenza, viene attuata una metamorfosi timbrica
- il soprano di Parker, il violino di Wachsmann, le percussioni
di Lytton, il piano di Agustí Fernandez e il contrabbasso
di Adam Linson (al posto di Barry Guy) si muovono già entro
terreni poco consueti e poco frequentati sotto il profilo timbrico.
Nella sua discesa a valle il magma si arricchisce di un'infinità
di trasformazioni causate dal complesso processing di Lawrence
Casserley, Joel Ryan, Walter Prati, Marco Vecchi e dei due Furt,
Paul Obermayer e Richard Barrett. L'esito di questa eruzione musicale
è di altissimo profilo, forse al meglio di quanto questa
esperienza elettroacustica abbia mai espresso.
La storia dell'Electro-Acoustic Ensemble inizia
nel 1992, anno in cui Parker si mette in testa di cercare un possibile
rapporto tra la pratica improvvisativa sullo strumento e quella,
ugualmente estemporanea, del live electronics su computer.
Per semplificare si potrebbe vedere il gruppo come una sorta di
complessa macchina multieffetti che trasforma i suoni acustici fino
a darne una nuova struttura. L'esito non attiene però solamente
alla modellazione dei differenti spettri sonori, ma diventa esperienza
formale di costruzione in tempo reale, secondo dei canovacci che
in effetti vantano esperienze ormai trentennali. Già, infatti,
quello che negli anni '60 un ensemble come il Gruppo di Improvvisazione
Nuova Consonanza esprimeva attraverso approcci timbrici e materici
basati su schemi esemplificati su carta (vedi appunto Musica
su schemi) qui viene riproposto con la stessa "freschezza"
in un mutato contesto digitale che allo schema sostituisce il logaritmo.
Per chi è curioso di sapere cosa intendiamo
per musica contemporanea oggi, questo lavoro può valere più
di mille discorsi.
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altremusiche.it / Michele Coralli |
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