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Commissionata per il Teatro di Stato del Saarland
e composta per sole voci e nastro magnetico, Der Tod und das
Mädchen si avvale dei testi di un prestigioso premio Nobel:
l'austriaca Elfriede Jelinek. Sarà probabilmente questa nobile
vicinanza a determinare una forma quanto mai orientata alla parola,
nella quale i suoni sembrano svolgere un ruolo di mero contorno.
Eppure l'opera di Olga Neuwirth si configura come "musica per
balletto", sebbene invece contrasti e dinamiche, per quanto
orientate ad un'estetica che pesca a piene mani da rumore e suoni
industriali, siano completamente schiacciate dai continui recitativi.
Le belle voci di Anne Bennent e Hanna Schygulla, nonché quella
processata di Gottfried Hüngsberg, fanno di Der Tod und
das Mädchen una composizione che sarebbe più naturale
far appartenere alla poesia moderna, piuttosto che alla dimensione
coreutica, di cui oltretutto mancano assolutamente elementi di riscontro,
vista la natura del supporto (che limita ogni approccio multimediale).
In veloce conclusione non sembra questa la composizione da cui iniziare
un ipotetico viaggio di scoperta della geniale compositrice austriaca,
sebbene un po' qua, un po' là, la lezione dell'avanguardia
elettronica del recente passato sia ben impressa nelle dita della
compositrice all'atto di muovere i comandi dei suoi processori.
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altremusiche.it / Michele Coralli |
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