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L'elemento accordale e timbrico costituisce l'aspetto
macroscopico della musica pianistica di Messiaen, che si muove attraverso
"temi per accordi". Anche una composizione giovanile di
Messiaen come Préludes (1928-29), scritta attorno
ai vent'anni, dimostra lo slancio del giovane musicista verso le
più avanzate correnti musicali europee dell'epoca. Viene
fatto tesoro della preziosa lezione di Debussy, dell'allargamento
della tonalità e successivamente dell'intercambiabilità
del materiale compositivo sia in senso verticale che in senso orizzontale,
secondo le tecniche dodecafoniche. Ritroviamo il Messiaen più
maturo nei Quatre Étude de rythme (1950) - in questa
registrazione il N.1 e il N.4 - nei quali la scrittura si fa più
audace e meno impressionistica: momenti di intensissima concitazione
ritmica fanno da raffinato contrasto a momenti più distesi.
L'interesse nutrito per le strutture ritmiche della musica indiana
viene metabolizzato attraverso il loro utilizzo strutturale, non
certo in chiave folclorica o coloristica.
Vingt Regards sur l'Enfant-Jésus (1944),
ciclo di venti "contemplazioni" della durata di più
di due ore (qui ne sono stati scelte soltanto tre) ben rappresenta
il lato mistico del compositore francese. Si tratta di uno dei brani
pianistici più importanti di Messiaen - e probabilmente del
Novecento - e presenta una sorta di strutturazione wagneriana dei
temi (melodici e melodici/armonici) come dei veri e propri Leitmotiv:
il tema di Dio, della croce, dell'amore, ecc. Un'interprete d'eccezione
si confronta con le "misteriose" costruzioni che "si
possono ascoltare anche senza capirle" ma semplicemente "sentendole",
secondo le parole del compositore.
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| da:
"Amadeus", n.112, 1999. © Paragon / Michele Coralli |
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