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Musica che parla per immagini, giustamente definita
altrove "cinematica" per il suo srotolarsi come un lento
tappeto di immagini formalizzate in sequenze di suoni. La bulimia
di immagini prodotta nelle nostre menti non necessita di ulteriori
materiali di stimolo, le scorte sono in avanzo, basta qualche semplice
ripescaggio. Nuova psichedelica? Potrebbe essere un cammino da percorrere.
Niente, effetti speciali, né droga, ma solamente le tossine
cinematiche che ci portiamo dentro da anni.
Chi la considera ambient sbaglia, poiché Mecha
Fixes Clocks di Michel F. Côté, sebbene utilizzi grammatiche
molto simili alla musica di riempimento paesaggistico, lavora la
materia in un cesello molto più minuzioso, specie nell'aggregare
rimandi e disturbi. Si riescono così a produrre nella memoria
di chi ascolta ripescaggi aleatori e assolutamente non vincolanti.
Glissando wyattiani, fratture glitch, crepuscolarismi hollywoodiani
e folklori senza patria. Quello di Côté, al pari di
lavori come quelli nei Klaxon Gueule, appartiene più all'arte
del montaggio e della decostruzione, piuttosto che alla creazione
di per sé, sebbene poi, alla luce di quanto appena scritto,
le due cose tendano inevitabilmente a sovrapporsi.
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| ©
altremusiche.it / Michele Coralli |
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