|
| |
Il Miles Davis più incantato dall'universo
elettrico/elettronico illumina l'orizzonte di Giuseppe Mariani,
che ha ben appreso la lezione sui dosaggi e le qualità/quantità
necessarie a un emulo del grande trombettista afroamericano. Attorno
alle sue note centellinate (spesso filtrate su eco dal sapore vintage)
si costruisce un'impalcatura scarna plasmata dagli accompagnamenti
ritmici dilatati di Stefano Giust, dalle fratture disegnate dal
contrabbasso di Vito La Forgia e dall'elettronica di disturbo sempre
di Mariani. Nel complesso un ambito, quello più strettamente
jazzistico, in cui i musicisti AFK si trovano certamente più
a proprio agio, rispetto alle tortuose strade dell'improvvisazione
senza rete, spesso resa ancor più erta e spinosa dal disinvolto
uso di manipolazioni e trattamenti del suono.
Lo scheletro di questa città è assolutamente
essenziale, forse fin troppo nudo per un trio che, se non fosse
per qualche evidenza di modernità, potrebbe riportarci, per
una quasi standardizzata visione delle alternanze tutti/solo, a
certi set semi-improvvisativi post-free. I tre sembrano comunque
voler continuare a mantenere l'indecisione tra elettronica con forte
connotazione jazzistica e jazz con computer accesi. Entrambi i casi
li situano in un limbo sperimentale da cui continuano a uscire idee
radicali, spesso suggestive, sempre stimolanti.
|
| ©
altremusiche.it / Michele Coralli |
|

|
|