|
| |
La grande varietà di ispirazioni caratterizza
in modo evidente questo ultimo lavoro della pianista romana Rita
Marcotulli, ormai da tempo consacrata sugli altari del jazz internazionale,
per merito della sua personalità eclettica, capace di ben
figurare al fianco di mostri sacri del calibro di Chet Baker, Tony
Oxley e Joe Henderson, ma anche di recenti stelle come Pat Metheny,
Enrico Rava e Nils Petter Molvær o popstar come Pino Daniele,
De Gregori e Noa.
Collaborazioni a parte, è bene notare come
ormai, dopo anni di onorata carriera tra le fitte schiere di jazzisti
di varie parti del mondo, la Marcotulli sembra aver intrapreso un
percorso segnato dalla piena consapevolezza dei propri mezzi. Koiné
è un disco policentrico, ricco di rimandi e di contributi,
stratificato, anche se un po' di maniera nella sua inclinazione
polimorfica. Tra jazz, fusion e canzone d'autore, senza timori per
il condimento elettronico, ma con qualche scivolamento nelle languide
atmosfere lounge, sottolineate dall'eccessivamente confidenziale
voce di Anja Garbarek, Rita Marcotulli sa indurre nei suoi collaboratori
il contributo necessario alla migliore stratificazione. Tanto per
non limitarci alla consueta lista dei nomi varrà la pena
senz'altro di citare gli amici scandinavi come Lena Willemark (intensa
cantante svedese), Palle Danielson, Jon Christensen e Anders Jormin,
così come i connazionali Javier Girotto, Gianmaria Testa,
nonché quell'elemento di disturbo che porta il nome di Metaxu,
ovvero Maurizio Martuscello sotto mentite spoglie.
Le idee compositive non mancano certo di originalità
e piace sempre la dimensione ritmica della Marcotulli, capace sempre
di trovare soluzioni inventive, anche se le forme più vicine
alla canzone suonano come qualcosa di già sentito (e quindi
superfluo), rispetto al disegno generale dell'album. Trovare nuove
commistioni, superando la dimensione estetizzante della fusion e
del ripetitivo sound mainstrem, ma, al tempo stesso, non cedendo
alle lusinghe di certo pop d'autore, sembra essere la dimensione
congeniale a musicisti come Rita Marcotulli, abilmente incline alla
sperimentazione e alla ricerca di nuove strade espressive per il
jazz italiano, che sembra finalmente uscire da quell'alone di provincialismo
che, nel bene e nel male, ne ha frequentemente caratterizzato i
contorni.
|
| ©
altremusiche.it / Michele Coralli |
|
|
|

|
|