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Nel recupero di registrazioni storiche si concretizza
quello sforzo volto alla riscoperta di repertori "contemporanei"
ormai quasi del tutto dimenticati, se non da parte di una strettissima
cerchia di ultraspecialisti (oltretutto ghettizzati). Con la serie
Ricordi Oggi si è potuto rispolverare autori fondamentali
come, tra gli altri, Nono, Manzoni e Maderna. Alla collana appartengono
versioni eseguite, curate o approvate direttamente dagli autori,
quindi possono vantare un marchio di garanzia importante, cosa che,
in mezzo a molte registrazioni poco filologiche che girano anche
in ambito contemporaneo, non è particolare di secondaria
importanza.
In questo caso è lo stesso Maderna a dirigere
l'Orchestra Sinfonica della RAI di Roma, impegnata in tre diverse
composizioni catturate tra il 1969, il 1970 e il 1971. La prima
è "Julliard Serenade (Tempo Libero II)" per orchestra
e nastro magnetico. In realtà di tratta dell'integrazione
di due differenti ambiti compositivi: quello orchestrale ("Julliard
Serenade") e quello elettronico ("Tempo Libero II"),
raccolta su nastro di voci e fonemi che traducono in senso sonoro
una conversazione immaginaria, un percorso similare a quello adottato
anche da Berio nel celebre "Thema - Omaggio a Joyce".
La conversazione che si determina tra voci registrate e suoni orchestrali
crea un nuovo piano metalinguistico su cui il compositore può
giocare in un senso quasi ironico. Il brano, dalla forte identità
modernista, sa mantenersi su un piano di profonda libertà
artistica (rispetto soprattutto agli stilemi dogmatici di interi
ambiti nati all'ombra del Totem-Darmstadt). Il che si esprime soprattutto
nella leggerezza, nella cantabilità, e nell'ironia, caratteristiche
capaci di richiamare quel vento fresco che percorreva certe partiture
prokofieviane nate in tempi ancor più cupi.
"Music of Gaity" dal "Fitzwilliam
Virginal Book" per orchestra da camera dimostra quanto gli
interessi musicali di Maderna potessero spaziare in direzioni inaspettate.
Lo sguardo si volge allora a certi autori rinascimentali inglesi,
a dir la verità recentemente riproposti in ogni tipo di salsa
e condimento, come William Byrd e John Dowland. Trattandosi di trascrizioni,
dal punto di vista prettamente compositivo non si può certo
fare a meno di non notare le capacità del Maderna orchestratore.
Certamente il "Rendering" di Berio suona molto più
emozionante, ma trattasi in quel caso di una vera e propria "ricostruzione".
"Grande Aulodia" per flauto e oboe soli
con orchestra (qui con Severino Gazzelloni e Lothar Faber) è
l'opera più significativa delle tre qui raccolte. Un brano
con un forte carattere impressionista - e anche in questo si dimostra
la libertà di Maderna - la cui ricerca formale e il cui tratto
melodico si sposano senza complessi. I due strumenti solisti si
confrontano in modo serrato a partire dall'unisono iniziale che
si dischiude in una dissonanza da cui fioriscono le rispettive linee
melodiche, auliche e pastorali, degne cioè di una grande
ispirazione compositiva, quasi controcorrente. Dopo un dialogo di
oltre 3 minuti entra in scena un'enorme orchestra attorno cui viene
cucito un complesso tessuto armonico atonale. Da questo momento
in avanti la composizione si configura come un più tradizionale
concerto per strumento solista che guarda senza timori reverenziali
alla gigantesca letteratura sviluppata attorno alla materia: da
Mozart a Hindemith.
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altremusiche.it / Michele Coralli |
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