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Una melodia e un testo scritti duemila anni fa su
una stele che sprona il passante a cogliere l'attimo perché
il tempo lo consuma è il motivo della commissione rivolta
a quattordici autori contemporanei da parte del chitarrista Dario
Macaluso. In una sorta di variazioni su un tema (come quello di
cantus firmus), che è in realtà una melodia
scritta nell'antico modo frigio, a suo tempo servita da ispirazione
ad Aldo Clementi, si confrontano ora altri autori contemporanei
molto eterogenei. Le atmosfere che ognuno racchiude creano dense
sfumature e chiaroscuri volta per volta assimilabili ad un'aura
spesso descrittiva, o solare e, con le dovute eccezioni, luminosa.
Le scelte timbriche di Giovanni Damiani, l'inno ecumenico di Dimitri
Nicolau, l'arpeggio ripetitivo di Giovanni Sollima, l'andamento
pastorale di Marco Betta, il libero excursus di Lucio Garau, l'andamento
modale di Gaetano Randazzo sono solo alcune delle impressioni riscontrabili
ad un ascolto della lunga raccolta di brani. Una possibile ricerca
di simmetrie interne con stacchi significativi, o piccoli sipari
(magari elettronici) aiuterebbe però ad affrontare una scaletta
chitarristica che per merito dei suoi settanta minuti ha bisogno
di un ordine per aiutare a contrastare un possibile disorientamento.
Ovviamente scelte di questo tipo attengono alla produzione che si
dimostra ormai sempre più necessaria anche alle più
banali registrazione casalinghe in CD-r. Dato che non è questo
il caso, potrebbe tornare utile mettere a frutto capacità
di confezionamento anche su repertori con meno storia discografica
alle spalle come questi. A guadagnarne alla fine è sempre
la musica.
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| ©
altremusiche.it / Michele Coralli |
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