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"I canti e i ritornelli di quel tempo erano
un grido solo: Libertà."
E l'epigrafe di questo L'anima di un uomo
ci riporta a quell'epoca di grandi e piccoli rivolgimenti politici,
culturali e artistici, in cui anche il jazz guadagnò le attenzioni
di pubblici colti ed extracolti. Ci riferiamo a quel periodo, per
così dire già abbastanza idealizzato per metterci
a rimpiangerlo, quando comunque il jazz abbandonò gli abiti
suadenti e in qualche modo rassicuranti di certo cool per indossare
quelli più sfrangiati e disordinati della modalità
e del free. E sono proprio Sheep,
Abrams e più in generale tutta l'Association for the Advancement
of Creative Music a cingere gli orizzonti di questo nuovo progetto
di Gaetano Liguori, che a quei bei tempi andati guarda sempre con
profondo rispetto (come tutti noi).
E questo trio estemporaneo assieme agli ottimi Hamid
Drake e Roberto Ottaviano (alto e soprano) apre gli spazi a un tipo
di improvvisazione che pesca a piene mani nella più comoda
valigia dei ricordi, piuttosto che puntare su qualche suggestione
inedita (e il marchio Splasc(h) è in questo garanzia di un
bel tuffo nel passato). Facili ironie a parte la considerazione
di fondo rimane: dischi come questo entrano a pieno titolo nella
galleria del jazz di maniera, venerato da chi ne apprezza il mestiere,
osteggiato da chi cerca sperimentazioni e deragliamenti.
Ci sarebbe poi da fare un discorso sulla qualità
della registrazione, davvero poco brillante con un generale impastamento
dei suoni che davvero non rende onore ai musicisti in questione.
Eppure di dinamiche utili da raccogliere e valorizzare ce ne sarebbero
davvero tante, ma tutto rimane un po' opacamente sullo sfondo, quasi
come se si trattasse di una registrazione d'annata, diciamo: Parigi,
1970
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| ©
altremusiche.it / Michele Coralli |
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