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I
punti di contatto tra certo jazz italiano e la musica contemporanea
sono già noti attraverso le esperienze di personaggi come
Gaslini, Schiano e Trovesi, tanto per citarne alcuni. Anche Gaetano
Liguori si muove fin dagli anni ‘70 su linee che cercano relazioni
con quel mondo. Contact, Suite per nastro magnetico e musicisti
(2001) ne è un valido esempio: si tratta della riproposta
in chiave ampliata e revisionata di Tetakkon (1985) - qui
presenti entrambe nelle registrazioni originali. Nell’omaggio a
Kontakte di Stockhausen risiede l’ispirazione dell’opera del pianista,
che adotta la prassi dell’uso di parti registrate su nastro magnetico
e montate in successione, analogamente a quanto facevano Berio,
Maderna o Nono all’interno degli studi di fonologia.
La novità di Tetakkon consiste nel
fatto che la parte strumentale viene sostituita da un ensemble jazzistico,
dedito in parte all’improvvisazione strutturata. Il culto del metodo
dell’assemblaggio analogico, caro anche ai primi compositori elettronici,
è ben vivo nelle due composizioni di Liguori: echi di musica
atonale e di avanguardia, ragtime, citazioni (BabaYaga dai Quadri
di un’esposizione di Mussorgskij) ed elementi etnici africani
sono alcune caratteristiche ricorrenti in Tetakkon/Contact.
Rimane superfluo fare delle considerazioni su quanto oggi il patchwork
sia sempre più un metodo compositivo assimilato e apprezzato,
non solo da chi pratica l’assemblaggio della musica di consumo,
ma anche da molti compositori colti, sempre più contaminati.
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| da:
"Amadeus", n.149, 2002 © Paragon / Michele Coralli |
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