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Gaetano Liguori

"Contact" (Auditorium, Aud 501, 2001)

di Michele Coralli
   

I punti di contatto tra certo jazz italiano e la musica contemporanea sono già noti attraverso le esperienze di personaggi come Gaslini, Schiano e Trovesi, tanto per citarne alcuni. Anche Gaetano Liguori si muove fin dagli anni ‘70 su linee che cercano relazioni con quel mondo. Contact, Suite per nastro magnetico e musicisti (2001) ne è un valido esempio: si tratta della riproposta in chiave ampliata e revisionata di Tetakkon (1985) - qui presenti entrambe nelle registrazioni originali. Nell’omaggio a Kontakte di Stockhausen risiede l’ispirazione dell’opera del pianista, che adotta la prassi dell’uso di parti registrate su nastro magnetico e montate in successione, analogamente a quanto facevano Berio, Maderna o Nono all’interno degli studi di fonologia.

La novità di Tetakkon consiste nel fatto che la parte strumentale viene sostituita da un ensemble jazzistico, dedito in parte all’improvvisazione strutturata. Il culto del metodo dell’assemblaggio analogico, caro anche ai primi compositori elettronici, è ben vivo nelle due composizioni di Liguori: echi di musica atonale e di avanguardia, ragtime, citazioni (BabaYaga dai Quadri di un’esposizione di Mussorgskij) ed elementi etnici africani sono alcune caratteristiche ricorrenti in Tetakkon/Contact. Rimane superfluo fare delle considerazioni su quanto oggi il patchwork sia sempre più un metodo compositivo assimilato e apprezzato, non solo da chi pratica l’assemblaggio della musica di consumo, ma anche da molti compositori colti, sempre più contaminati.