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Eleni Karaindrou

"Eternity and a Day" (ECM, New Series 1692, 1998)

di Michele Coralli
   

Un lungo pedale orchestrale introduce questa serie di brevi composizioni di Eleni Karaindou, concepite per il film di Theo Anghelopoulos L'eternità e un giorno, ultimo della triologia legata ai problemi della frontiera e vincitore della Palma d'oro al Festival di Cannes. La semplicità ritmico-armonica, l'uso di melodie lente su tempi dilatati nello spazio, la presenza di un leitmotiv dal sapore rapsodico e dalla grande presa sentimentale (il tema dell'eternità può riportare in qualche modo alla memoria quello del film Il dottor Zivago), inoltre i toni musicali mesti e un certo sapore etnico balcanico, ebbene tutte queste caratteristiche fanno di questo lavoro l'ideale commento musicale al film di Anghelopoulos, il quale, a sua volta, predilige tempi cinematografici lenti e colori invernali lividi e sfumati. Egli ha saputo effondere tutta la propria inquietudine morale e tracciare con una poesia sussurrata la decadenza spirituale di un mondo, quello balcanico, perso dietro odi secolari e moderno cinismo, vittima di una frustrazione collettiva sempre più contagiosa.

Continua così il sodalizio tra il regista e la compositrice che dura ormai da qualche anno. Ricordiamo qui Lo Sguardo di Ulisse, film splendido anche per merito di quel rapporto davvero intimo che i due hanno saputo creare tra la musica e le immagini: un contraltare a un'altra coppia artistica di origine balcanica, ovvero Kusturica e Bregovic, molto più caldi e sanguigni. Probabilmente questo è solo uno dei tanti esempi delle estreme diversità che corrono all'interno di una penisola affascinante quanto enigmatica come quella che sta ad oriente della nostra.

da: "Amadeus", n.115, 1999. © Paragon / Michele Coralli

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