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Un lungo pedale orchestrale introduce questa serie
di brevi composizioni di Eleni Karaindou, concepite per il film
di Theo Anghelopoulos L'eternità e un giorno, ultimo
della triologia legata ai problemi della frontiera e vincitore della
Palma d'oro al Festival di Cannes. La semplicità ritmico-armonica,
l'uso di melodie lente su tempi dilatati nello spazio, la presenza
di un leitmotiv dal sapore rapsodico e dalla grande presa sentimentale
(il tema dell'eternità può riportare in qualche modo
alla memoria quello del film Il dottor Zivago), inoltre i
toni musicali mesti e un certo sapore etnico balcanico, ebbene tutte
queste caratteristiche fanno di questo lavoro l'ideale commento
musicale al film di Anghelopoulos, il quale, a sua volta, predilige
tempi cinematografici lenti e colori invernali lividi e sfumati.
Egli ha saputo effondere tutta la propria inquietudine morale e
tracciare con una poesia sussurrata la decadenza spirituale di un
mondo, quello balcanico, perso dietro odi secolari e moderno cinismo,
vittima di una frustrazione collettiva sempre più contagiosa.
Continua così il sodalizio tra il regista
e la compositrice che dura ormai da qualche anno. Ricordiamo qui
Lo Sguardo di Ulisse, film splendido anche per merito di
quel rapporto davvero intimo che i due hanno saputo creare tra la
musica e le immagini: un contraltare a un'altra coppia artistica
di origine balcanica, ovvero Kusturica e Bregovic, molto più
caldi e sanguigni. Probabilmente questo è solo uno dei tanti
esempi delle estreme diversità che corrono all'interno di
una penisola affascinante quanto enigmatica come quella che sta
ad oriente della nostra.
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| da:
"Amadeus", n.115, 1999. © Paragon / Michele
Coralli |
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