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Chiave di lettura per il nuovo lavoro di Charles
Hayward è la dedica a Mark Rothko, pittore americano d'origine russa
vissuto tra il 1903 e il 1970. Rothko è stato uno dei grandi maestri
della pittura informale, in particolare di quella corrente nota
come action painting o espressionismo astratto. I suoi quadri sono
realizzati attraverso la sovrapposizione di più mani di colore,
con un accostamento di masse colorate a masse scure, a ottenere
un effetto di profondità, una dimensione quasi architettonica, una
"spazialità in espansione" (G. C. Argan). La sua è un'interpretazione
materica della pittura, completamente aliena da tendenze descrittive
o addiritura didascaliche.
Queste rapide annotazioni possono valere da introduzione
a Skew-whiff. Hayward, cantante, batterista, polistrumentista
londinese attivo da oltre vent'anni sulle scene musicali "di
confine", costruisce l'album accostando materiali, toni, colori
musicali di diversa matrice. Prende le mosse da brani a forte impronta
ritmica, per arrivare gradualmente alla rarefazione della stessa
componente a favore di una fluidità sonora compatta e continua.
Il lavoro è articolato in cinque composizioni. Vediamole da vicino.
The actor merges with the crowd presenta una
batteria in 4/4, con variazioni su cassa e rullante e altri supporti
percussivi. Attorno al modulo ritmico si dispongono una serie di
suoni registrati al contrario, provenienti da tastiere che sanno
un poco di mellotron, qualche fiato, una chitarra. La voce inclina
decisamente al parlato, con una scansione che si avvicina a quella
tipica dei rapper e che se ne distacca in virtù di un'inflessione
marcatamente londinese. Poco alla volta anche la batteria è risucchiata
nel riavvolgimento dei nastri, in un progressivo impasto della tavolozza
dei colori.
Cold Blue sun, quello del cielo d'Inghilterra,
si suppone. È il secondo brano. Apre con un attacco di voce e rullante
per tre battute, subito incalzato da una rullata e dall'intervento
della cassa a impostare un ritmo serrato che mi ricorda nuovamente
i modi del rap o, in parte, della house music. Nel pezzo le corde
vocali fanno la loro seconda e ultima comparsa: una voce "recitante"
(talking) con sovraincisioni di altre voci a velocità diverse. Verso
la metà (1:21) s'inserisce in sottofondo un suono prolungato di
organo, preannunciando il rallentamento ritmico e sonoro in arrivo
con i brani seguenti. La concitazione ritmica e l'accumulazione
delle voci portano il pezzo alla conclusione.
Smell of metal riprende alcune situazioni
sonore del primo disco dei This Heat, il gruppo in cui militava
Hayward fra la fine dei '70 e l'inizio degli '80, in assoluto uno
dei migliori nel panorama musicale del periodo. Evidenti soprattutto
i riferimenti al 24 track loop, specie alla versione edita nel Recommended
Sampler del 1982 con il titolo Pools. È ancora la batteria a
menare le danze, sempre con un tempo pari dove acquista rilievo
l'azione velocizzante eseguita sul charleston, in contrasto con
l'effetto ritardante dei colpi di rullante. La presenza di percussioni
varie (naturali, sintetiche, mixate) rimanda a consuete abitudini
di colorazione del ritmo del musicista e magari al multipercussionismo
rumoristico del Bow Gamelan Ensemble di Londra.
Con Lopside il ritmo rallenta e
i tempi si allungano (dodici minuti contro i mai più di sei dei
brani precedenti). Anche i suoni, fra cui spicca quello del doussn'gouni,
lungo strumento a canna degli aborigeni australiani, sono sottoposti
a dilatazione. Su di un tessuto sonoro denso e omogeneo la batteria
lievemente riverberata di Hayward economizza gli interventi. Le
sonorità del drumming haywardiano rimandano, qui come in precedenza,
a quelle della registrazione del disco Der Mann in Fahrstuhl,
di Heiner Goebbels e Heiner Muller (ECM, 1988).
L'ultima e più conturbante composizione
è Thames Water Authority, già comparsa su un
disco dalla Sub Rosa nel 1989, insieme a un brano di Gigi Masin (titolo
collettivo: Les nuovelles musiques de chambre 2). Ventuno minuti basati
sull'emmissione continuativa di sonorità fortemente scurate
e taglienti, metalliche e magmatiche. La musica diviene materializzazione
dell'idea del fluire (il brano è "un tributo alle nere
e lente acque del Tamigi", come si legge nella breve nota di
accompagnamento del compact). E' proprio nella concezione materica
il tratto più interessante dell'intero lavoro. La musica, presa
a blocchi o diretta in flussi, scandita in serrate figurazioni ritmiche
o sottoposta a diluizione, acquista una consistenza fisica lontana
da qualsiasi facile impressionismo descrittivo. Al contrario di quanto
avviene oggi nella ambient music (per tacere della cosiddetta new
age), dove il suono è concepito come accompagnamento di situazioni
ambientali definite, qui la musica diventa essa stessa ambiente, materia,
grumo di pochi colori fondamentali tenacemente impastati e distesi
su una tela che forma un tutt'uno con la parete e non una decorazione
posticcia appiccicatavi sopra. Secondo la lezione di Rothko. Su Charles
Hayward, sul suo percorso artistico, sulle sue concezioni musicali
torneremo presto.
da: Andrea Coralli, "Navigando sui mari di
formaggio" © Auditorium Edizioni / Michele Coralli
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