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Filippo Gambetta
"Pria Goaea" (Felmay, fy 8052, 2002)
di Michele Coralli
   

Già noto per i suoi trascorsi nel folk revival assieme a gruppi come La Rionda, nonché per alcune esperienze di tipo più trasversale, assieme al padre Beppe e il gruppo Stria, il genovese Filippo Gambetta sembra voler continuare a percorrere le strade che hanno portato il suo organetto diatonico verso la completa autonomia da ogni tipo di stilema e condotta di stampo popolare.

In questo Pria Goaea, i tasti e il mantice azionati da Gambetta situano le sue composizioni in un terreno in cui la commistione non viene mai forzata, ma discende direttamente dall'interiorizzazione di repertori suonati e risuonati, ma mai imitati alla maniera di chi vuol riproporre la tradizione, trasfigurandola in qualcosa di falsamente genuino (vedi, ad esempio, certe amenità di area "world").

Qui invece, si fanno notare, qua e là, rari passaggi in stile quasi-valzer o qualche ritmica in 6/8, tanto per dar senso ad una affettuosa ironia. Ma per il resto Gambetta - coadiuvato dagli altri due componenti del trio che porta il suo nome, ovvero il chitarrista Claudio De Angeli e il contrabbassista Riccardo Barbera (qui collaborano, tra gli altri anche Beppe, chitarrista, e Alessio Pisani al fagotto) - riesce a far compiere al suo strumento un bel salto in avanti, portandolo ai pari livelli dignitari del cugino bandoneon, contraddistinguendolo con un suono molto personale, non estraneo a qualche discreto trattamento elettronico. In generale un disco come questo lascia in noi un'aspettativa: il repertorio di Gambetta, così strettamente legato ad armonie modali di ascendenza tradizionale, potrebbe giovarsi di un avvicinamento agli urti di certe armonie jazzistiche o contemporanee, per dare ulteriori stimoli e non ripiegarsi su posizioni meno invitanti (la deriva pop è sempre dietro l'angolo). Del resto, ora che il genio è fuori dalla lampada, per l'organetto non sembrano esserci più strade precluse, e molto ancora può entrare nelle sue scale diatoniche per esplorare nuovi territori e trovare inedite connesioni.

© altremusiche.it / Michele Coralli