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Freetto Meesto

"für die sich befreienden... wir grüssen euch" (Idee Nere & Associazione Culturale f.r.i., 2003)

di Michele Coralli
   

Anche se nell'eterodossia non mancano certo manierismi e ridondanze, val la pena notare come, da un certo tempo a questa parte, molte realtà musicali di confine riescano ad aprirsi un significativo spiraglio all'interno dei circuiti autonomi, anche attraverso la l'autoproduzione. E' il caso di questo trio fiorentino dalla fantomatica denominazione Freetto Meesto (alias Walter L. Belloni al basso, Andrea Caparra al sax e clarinetto alti e Martino Acciaro alla batteria), nato un paio di anni or sono come quintetto e giunto ora alla pubblicazione di questo für die sich befreienden… wir grüssen euch (la traduzione dovrebbe essere: "per quelli che vogliono essere liberi, vi salutiamo").

Il seminato è quello di un free-jazz fortemente contaminato con rock e hard-core, alla maniera già nota dei celebri Naked City di John Zorn. Certamente meno pindarici (e meno nevrotici) di quelli, i Freetto Meesto mostrano muscoli e grande esuberanza, perfettamente a loro agio coi propri canovacci improvvisativi, ma troppo legati ai modelli zorniani. Evidente la derivazione nella cover della cover di Lonely Woman di Ornette Coleman, già hardcorizzata da Zorn, qui ripresa con medesime identità di vedute. Migliore la presa di distanza dello standard di Duke Ellington Caravan, anche se il boccone migliore sta proprio in quelle composizioni che dimostrano di aver ben digerito le più ostiche improvvisazioni di un Albert Ayler e di un Tim Berne, una buona fetta di no-wave e molto avant-rock di ascendenza The Ex e Blast.

Da inscaffalare tra gli italici Zu, Anatrofobia e Vakki Plakkula.

altremusiche.it / Michele Coralli