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Anche se nell'eterodossia non mancano certo manierismi
e ridondanze, val la pena notare come, da un certo tempo a questa
parte, molte realtà musicali di confine riescano ad aprirsi
un significativo spiraglio all'interno dei circuiti autonomi, anche
attraverso la l'autoproduzione. E' il caso di questo trio fiorentino
dalla fantomatica denominazione Freetto Meesto (alias Walter L.
Belloni al basso, Andrea Caparra al sax e clarinetto alti e Martino
Acciaro alla batteria), nato un paio di anni or sono come quintetto
e giunto ora alla pubblicazione di questo für die sich befreienden
wir grüssen euch (la traduzione dovrebbe essere: "per
quelli che vogliono essere liberi, vi salutiamo").
Il seminato è quello di un free-jazz fortemente
contaminato con rock e hard-core, alla maniera già nota dei
celebri Naked City di John Zorn. Certamente meno pindarici (e meno
nevrotici) di quelli, i Freetto Meesto mostrano muscoli e grande
esuberanza, perfettamente a loro agio coi propri canovacci improvvisativi,
ma troppo legati ai modelli zorniani. Evidente la derivazione nella
cover della cover di Lonely Woman di Ornette Coleman, già
hardcorizzata da Zorn, qui ripresa con medesime identità
di vedute. Migliore la presa di distanza dello standard di Duke
Ellington Caravan, anche se il boccone migliore sta proprio
in quelle composizioni che dimostrano di aver ben digerito le più
ostiche improvvisazioni di un Albert Ayler e di un Tim Berne, una
buona fetta di no-wave e molto avant-rock di ascendenza The Ex e
Blast.
Da inscaffalare tra gli italici Zu, Anatrofobia
e Vakki Plakkula.
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altremusiche.it / Michele Coralli |
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