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Un’importante opera di documentazione sulla scena
improvvisativa inglese viene portata avanti ormai da molti anni
da il londinese Martin Davidson, patron della piccola etichetta
Emanem e uno degli animatori del giovane “Freedom of the City”,
festival interamente dedicato all’improvvisazione, che è
giunto quest’anno alla sua seconda edizione. A quella dell’anno
scorso si riferisce questa coppia di CD doppi che danno, con le
loro quasi 5 ore di musica, un ben soddisfacente panorama di quel
che si muove all’interno della scena radicale londinese dopo più
di trent’anni.
Tra gli “small groups” del primo doppio CD si fanno
notare, accanto ad ensemble composti da personaggi più noti
come Steve Beresford (qui impegnato in piccoli marchingegni elettronici
“da tavolo”) e John Butcher o il quintetto all stars costituito
da Phil Minton, Paul
Rutherford, Lol Coxhill, John Russell e Roger Turner, anche
volti nuovi o meno noti come i fiati del Temporary Brass Trio (Smith,
Brand, Marshall), il Veryan Weston Trio, Maggie Nicols con Caroline
Kraabel e Charlotte Hug, il pianista Pat Thomas, il quartetto d’archi
Quatuor Accorde (Wren, Durrant, Hug e Wastel).
ll’interno
della raccolta “large groups” li ritroviamo più o meno tutti
insieme nel collettivo London Improvisers Orchestra (la cui performance
viene in parte condivisa dal poeta Terry Day), che raduna tutti
i musicisti del giro in session estemporanee che si tengono mensilmente
ad Holloway. E infine Strings con Evan
Parker; un’orchestra d’archi che suona con il celebre sassofonista
in due set di improvvisazioni molto taglienti. Difficile però
estrapolare dal corpus delle registrazioni qualche esempio che dia
un senso a questa descrizione. Basti dire che la comunità
dei musicisti dediti alla libera improvvisazione conta oggi un numero
che si aggira, nella sola Londra, attorno alle duecento persone
e che, nonostante le evidenti difficoltà di mercato, le iniziative
che fioriscono attorno alla pratica dell’improvvisazione sono quanto
mai diffuse in tutto il mondo. Naturalmente quella inglese è
la comunità più ampia e la capitale stessa si è
sempre dimostrata centro attrattivo per molti musicisti sperimentali
provenienti da più parti. Dopo tanti anni contiuna ad esserlo.
© altremusiche.it / Michele Coralli
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