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Modernizziamolo in glitcht, rispolveriamo l'antico
Kosmische Kuriere, tiriamo in ballo l'ambient planetario (o meglio
aeroportuale) di Eno l'imbianchino, immaginiamo sinestesicamente
un bianco e nero d'annata come quello dello storico Alice in
den Städten (ancora Germania), tiriamo in ballo tutte le
esperienze psichedeliche e/o meditative legate al rullaggio e decollo
della drones music ed eccoci immersi nel suono di questo Oblivion,
gigantesco mare sonoro che emula e rappresenta un percorso che muove
verso la perdita di ricordo, di struttura, di senso, in un candido
e ovattato ripetersi di gesti.
Oggi "il nuovo" e già un buon ripetere
"il vecchio" senza forzature. E ll quartetto formato da
Stefano Pilia, Claudio Rocchetti, Valerio Tricoli e Tony Arrabito
ha la forza sufficiente per non smarrirsi in una sterile esibizione
neo-avanguardistica, che oggi significa soprattutto tecnocrazia
del sequancer e della digitalizzazione del rottame rumoristico detratto
all'universo del nostro paesaggio sonoro. ¾ Had Eliminated
sono soprattutto un gruppo rock, se per questo intendiamo una musica
di strutture facilmente riconoscibili, di messaggi sonori ad immediata
assimilazione, di forme che ricordano la carcassa di una canzone
post-post-post-rock che pesca anche dalla migliore new wave primi
anni '80, specie nei tratti percussivi come quelli di una rarefattisima
batteria i cui tamburi fanno la loro comparsa a partire dal minuto
14, evocandoci il respiro ritmico dell'ex Japan Steve Jensen. Il
linguaggio per lunghe pennellate monocrome italianizza il tratto
ripetitivo di un espressionismo astratto dalla strada feconda, ma
se l'idioma non fosse stato l'omologante verbo anglosassone avremmo
potuto salutare il lavoro come il più significativo tra quelli
che la nuova scena "neo-cosmica" ci ha proposto finora.
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| ©
altremusiche.it / Michele Coralli |
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