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Autore che sta conoscendo una profonda riscoperta
anche in merito alle fortune della corrente spettralista francese,
ambito in cui il proprio linguaggio è cresciuto e si è
sviluppato, Hugues Dufourt è stato artefice, assieme ai compagni
di strada Grisey, Lévinas, Murail, della nascita di un nuovo
approccio alla natura del suono e della sua organizzazione. Così
facendo, gli spettralisti hanno suggerito una via di uscita dal
labirinto strutturalista, senza con questo degradare il senso di
una musica, come quella contemporanea, che, come a volte si vede,
si è trovata a optare per scorciatoie comunicative anche
troppo brevi. In questo caso il legame che Dufourt vuole suggerire
di fronte agli affreschi del Tiepolo, dipinti per la residenza di
Würzburg in Baviera e dedicati ai quattro continenti all'epoca
noti, si basa sul parallelismo tra movimento prospettico del colore
dell'opera pittorica e dinamismo sonoro ricavato dall'organizzazione
delle parti e dai loro rapporti timbrici. Fuori da ogni carattere
mimentico o imitativo, la musica che riesce a dimostrarsi più
riuscita, in un rapporto così difficile come quello con la
pittura del passato, sembra proprio essere quella che terova lo
spunto per definire una profondità di campo. Dove in un caso
si ricorre al contrasto cromatico (figure che si stagliano contro
un cielo allegorico), nell'altro la dialettica si perfeziona nella
prospettiva sonora tra un pianoforte potentemente affermativo e
un cielo di archi ricco di sfumature e rarefazioni, come quella
sublime della coda conclusiva de L'Asie.
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| ©
altremusiche.it / Michele Coralli |
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