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L’avevamo vista dal vivo in duo assieme a Rita
Marcotulli e in gruppo accanto a personaggi di grande lavatura
come Ralph Towner, Steve Swallow e il pianista John Taylor. L’impressione
è stata forte, sia per la bellezza della voce, sia per la
sua estrosa indole creativa. La cantante napoletana Maria Pia De
Vito sembra possedere una naturale predisposizione alla ricerca
di percorsi espressivi che riescono a lambire tante rive, senza
produrre il ben che minimo ristagno.
Nel respiro è la conferma della positiva
sensazione ricevuta dal vivo. Abbandonate le vesti di una più
scontata “napoletanità”, più accentuata nel precedente
Verso, la De Vito dà prova di aver raggiunto un completo
livello di maturità in un lavoro che è degno di essere
segnalato come una delle nuove uscite più interessanti nell’ambito
del jazz nostrano (ma è poi jazz?). Anche in queso caso il
personale all’opera comprende, come nel precedente, Towner e Taylor,
a cui si aggiungono Swallow e Patrice Heral, alle prese con batteria
e sampler. Grande la varietà: si apre con Raffish,
brano di Towner che evoca i Weather Report di Birdland. Segue
Nel respiro, un pezzo per voce sola costruito con sampler
che riproduce ritmi generati dal respiro della cantante, capace
di ricucire armonie che in altri contesti geografici sarebbero sicuramente
state definite “tribali o sciamaniche”. Some Echoes e Yearning
si diluiscono in bevande dal sapore lounge, anche se mai
banali, mentre altre composizioni come Now and Zen e Pure
and Simple vivono felicemente nella libertà assoluta
che la voce riesce a ritagliarsi attraverso tutte le sue stratificazioni.
Poi Miguilim della Marcotulli, brano per voce e pianoforte,
con una melodia in stile cartoon costruita su valori prossimi alla
biscroma e su un tempo in cui noi che ascoltiamo fatichiamo a trovare
le pause per il respiro.
Ma è proprio quell’aria, che converge nella
gola di Maria Pia, che è capace di creare ammirevoli effetti
ipnotici. Colpisce la purezza del suo timbro e l’assoluta disinvoltura
nel destreggiarsi in arzigogolati fraseggi. Possibile tirare in
ballo Sainkho
Namtchylak e certi esperimenti di Demetrio Stratos o di Meredith
Monk?
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| ©
altremusiche.it / Michele Coralli |
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