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Un chitarrista acustico, De Grassi, che ha fatto
delle trasparenze del suono una delle sue maggiori cifre stilistiche
e un chitarrista elettrico, Stinson, noto per i suoi trascorsi con
i Shadowfax, gruppo fusion/new age, già attivo in ambito Windham
Hill tra i ’70 e gli ’80. Il punto d’incontro è quello dell’improvvisazione,
che a tratti si configura come terreno ambientale, a tratti come
puro excursus timbrico, a tratti come divagazione sonora. Niente
armonici cristallini o melodie cantabili, ma arpeggi vorticosi e
accordi strappati: non c’è tempo per la rilassatezza o la meditazione.
Un disco non facile che spiazzerà chi già conosce De Grassi, ma
che potrà apprezzarne l’eclettismo e la voglia di farsi trasportare
dall’ansia della scoperta, come ogni musicista serio dovrebbe fare.
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| ©
altremusiche.it / Michele Coralli |
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