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| John Cage |
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"Voice and Piano" (MDG, 6131076-2, 2001)
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di Michele Coralli
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Steffen Schleirmacher
sta da tempo lavorando al repertorio pianistico di John Cage, avendo
finora dato alle stampe ben cinque volumi, già editi con il
titolo di Complete Piano Music, alcuni dei quali qui recensiti. Basterebbe
questo per dare allinterprete tedesco ogni legittimità
interpretativa dellopera del discusso ma sempre più
apprezzato compositore americano. Voice and Piano completa
il ciclo di sperimentazioni legate alluso della voce e del pianoforte
(ad eccezione di un paio di canzoni giovanili). La forza intrinseca
della musica pianistica di Cage risiede probabilmente oltre
che nella una sua innegabile immediatezza nella capacità
di liberare la coscienza, sia in chi concepisce quella musica e la
sua forma, sia in chi la esegue, e, forse, in chi lascolta.
Prendiamo ad esempio laforisma A Flower
o The Wonderful Widow of Eighteen Springs, entrambi per voce
e piano chiuso (ovvero con il coperchio della tastiera abbassato):
lespediente è qualcosa di più di una semplice
provocazione o di una trovata naïf. In scelte come questa
risiede la volontà di apertura al nuovo, che deve
emergere senza pregiudizi e costrizioni. Ciò accade anche in
Four Walls (1944), un ampio affresco strumentale con breve
interludio vocale, che si nutre di anarchie formali, armonie liberamente
ispirate (pensiamo ai gamelan di Bali) e stralci di ripetitività
pre-minimalista. Completano la raccolta Experiences II, She is
Aslepp e Nowth upon Nacht.
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| da:
"Amadeus", n.148, 2002 © Paragon / Michele Coralli |
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